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Il posto di lavoro

Che nel mio caso significa: dove mi metto a lavorare, in cucina, in salotto, in giardino? (O in camera?, ma solo quando non sto tanto bene o mi tocca lavorare quando in casa c'è un po' di "casino" - bambini che giocano, di cui uno dei due è ultratrentacinquenne.) Devo dire la verità, mi trovo bene in qualunque luogo e mi trovo male in qualunque stanza, ovvero dopo un po' mi tocca cambiare posizione o postazione, in questo senso mi annoio molto facilmente. Al momento la scelta è per il salotto: intanto perché è l'unica stanza dotata di aria condizionata, è la più ampia e luminosa, se c'è del lavoro leggero mi tengo anche la tv in sottofondo e niente è più comodo del binomio divano+pouf. D'inverno invece prediligo la cucina, più calda e accogliente, e poi sul divano rischia di venirmi troppa voglia di dormire. Il letto invece è troppo scomodo sempre, e poi ho vissuto un sacco di tempo costretta a studiare in camera e preferisco per lo meno dividere il ...

Tutto bene... abbastanza

Ieri mi sono chiusa fuori di casa. Non avevo niente con me, solo la spazzola per spazzolare il cane e il cane. Ma dopo i 10 minuti di panico si è risolto tutto grazie alla vicina, al suo telefono, all'elenco telefonico (maledetti cellulari e non sapere nemmeno un numero a memoria, tranne quello di mia mamma), al papà del mio moroso. Meno male che non avevo lavori urgenti, e alla fine ho passato la giornata da mia madre, non ci vedevamo da più di due settimane ormai, quindi tutto ok. Nel frattempo, i moscerini o le zanzare o qualunque cosa abbia deciso di pungermi insistentemente da 3 giorni a questa parte, mi hanno costretta addirittura a prendere degli antibiotici. Be', niente male questa settimana devo dire! Sono piena di bozzi e botte (bozzi, o meglio pomfi giganti dovuti ai moscerini, botte ai tentativi di scassinare la mia porta di casa...) e quindi diciamo che ho un aspetto alquanto buffo: soprattutto il pomfo sotto l'occhio rende il mio sorriso molto affascinante....

Nostalgia

Avete dei sogni di quando eravate bambini che vi sono rimasti impressi più di altri? Intendo sogni veri, quelli che si fanno di notte a occhi chiusi mentre si dorme, e intendo quando eravate proprio bambini, innocenti, quando ancora le paure che avevate non vi potevano assalire con troppa angoscia. Io alcuni me li ricordo talmente nitidi e vivi che mi sembra di averli fatti ieri; sarà che quando eravamo piccoli io e mio fratello condividevamo la stanza, e dunque in particolare d'estate, quando potevamo starcene a letto fino a tardi anche se già svegli, di tanto in tanto ci raccontavamo i sogni appena fatti. Probabile che raccontarli li abbia mantenuti vivi. Una volta, per esempio, ho sognato che a casa dei miei zii c'era una stanza in più. Ero lì con mia cugina e accanto alla camera da letto dei suoi genitori c'era una porta che dava su una stanza che non avevo mai notato prima. Non ho mai scoperto cosa ci fosse dietro quella porta, e ho sempre immaginato che la colpa di ...

Neighborhood

Poverini i miei vicini, stamattina presto il mio cane ha dato un paio di abbaiate perché dev'essersi fermato qualcuno nei pressi del giardino e hanno sbattuto contro il muro per protesta (abbaiava da talmente tanto che avevo appena fatto in tempo ad arrivare alla porta per dirgli di smettere, con tanto di giramento di testa dovuto all'alzata improvvisa con rischio di rottura gamba causa quasi-scivolamento). Poverini, in tanti mesi è la prima volta che succede a quell'ora lì (di solito lo fa solo di giorno ma mica sta lì 3 ore). Sono gli stessi che quando all'inizio il cane ululava perché andavamo via invece di venircelo a dire (non lo sapevamo, quindi era giusto che venissero a dircelo) hanno pensato bene di lasciarci nella cassetta della posta un biglietto. Anonimo. Abbiamo dovuto suonare tutti i campanelli per sapere chi l'aveva scritto. Un biglietto gentile, ma anonimo. Vabbè. Sono convinta che sia lei la megera (di solito in questi casi è sempre la femmina la ...

Ahia

Eh be', stiamo a posto. Non ho sentito nemmeno il terremoto di venerdì sera, e l'epicentro era in Friuli. Quando si dice dormire come un sasso. In caso di catastrofi tranquilli tutti, sarò l'ultima a uscire. Al di là di questo, svegliarsi con il torcicollo è sempre un'emozione davvero entusiasmante, che consiglio vivamente a chiunque abbia bisogno di un diversivo. Per fortuna la mia soglia del dolore è alta. Perché non esiste che anche questo lunedì salti la mia lezione in palestra, è l'unico sfogo fisico che mi concedo (andare a correre non mi dà la stessa soddisfazione, soprattutto se lo faccio da sola, e poi anni di tabagismo devono aver ridotto la capienza dei miei polmoni e di conseguenza i buoni propositi si tramutano in una passeggiata, e quella la faccio comunque tutti i giorni visto che posseggo un cane). A proposito di tabagismo, fra un po' sono due anni che ho smesso di fumare, è bellissimo sentirsi liberi da quella dipendenza. Sono riuscita a togli...

La parte migliore

«Esistono esseri umani nei quali tutto il valore, tutta la vita, si trova all'interno, e non c'è nessun altro modo per verificarlo, per misurarlo, per sapere se sono potenzialmente straordinari, o mediocri, che vivere in loro compagnia. Assenti, lontani o morti, da fuori non si vede niente di ciò che in essi c'era di migliore: la possibilità, il dubbio incessante di essere molto di più, in realtà, di quanto fossero. Gli esseri umani la cui importanza è tutta esibita, sotto forma di fatti, di successi e di discorsi, perché costoro parlano, agiscono e lavorano; a questi esseri umani la morte non leva nulla; e mi sembra sempre più spesso che ciò che ho potuto ammirare nel mondo, le idee, le opere, gli atti e le vite, debba essere scaturito da uomini opportunisti, che avrei potuto frequentare, che per la maggior parte mi sarebbero risultati indifferenti, e mi sembra che siano state solo le occasioni, colte bene, che ne hanno fatto dei geni, in ogni campo. Il tesoro di un uomo...

Aperture/chiusure

Le formalità. Quelle cose insipide, odiose e noiose che le persone ti vendono come "verità rivelate". Inutili, ipocrite. Non ho mai sopportato quel genere di cose. Quelle che sembra che ci sia solo un modo per farle. Non c'è mai solo UN modo. Dare del lei. In inglese si dà del tu a tutti, e il rispetto rimane. Spesso un "vaffanculo" sincero è più rispettoso di un "buongiorno/buonasera, tutto bene? E la famiglia? bla bla bla" e in realtà la persona con cui stai parlando ti sta sul cazzo. Trovo che sia più rispettosa la prima forma. Essere finti non paga mai. E ti rende una persona parecchio triste. La famiglia. Genitori e figli sono una famiglia, ma anche due persone che convivono sono una famiglia, e per quanto mi riguarda anche un uomo che vive solo con il suo cane sono una famiglia. Nell'appartamento sopra il nostro abitano due signore: potrebbero essere sorelle, cugine, amiche, o forse sono una coppia, indipendentemente da ciò io le vedo come ...

Certezze

Ricordate che dietro un libro a poco prezzo, se è una prima edizione, con ogni probabilità c'è un correttore di bozze sottopagato. (Più altre varie figure professionali altrettanto sacrificabili.)

Fenomeni sociali

Come anche chi non abita al nord, e magari nemmeno in Italia, avrà appreso, nella notte fra sabato e domenica c’è stato il terremoto. Epicentro in Emilia, scosse in tutto o quasi il Nord Italia. Io nel 1976 non ero ancora nemmeno uno spermatozoo, ma il terremoto del Friuli l’ho sentito raccontare da familiari, servizi televisivi durante gli anniversari, libri di storia e persino corso di geografia all’Università. L’immagine che mi passa per la testa quando sento parlare di prima reazione al terremoto è quella che nei telegiornali descrivono come “molte persone si sono riversate nelle strade”. È abbastanza naturale: la prima reazione è uscire di casa, soprattutto se ti iniziano a tremolare mobili e quadri. (Fatta eccezione mia nonna: mia nonna adesso ha quasi 90 anni, quindi nel ’76 ne aveva 54, e quando c’è stata la prima scossa non si è accorta di niente: guardava tranquilla la tv in cucina, seduta con i piedi sollevati appoggiati a un’altra sedia di fronte a sé, e ha capito c...

Montagne

Come ho scritto in velocità nel post di ieri, ci siamo mossi verso ovest. Durante il viaggio io e Ale abbiamo pensato la stessa cosa, in due momenti diversi: è stato lui, mentre macinavamo chilometri, a dare voce a una sensazione che un paio d'ore prima avevo provato anch'io: senza più le montagne alle spalle si prova per un po' un senso di insicurezza. Non avevo mai creduto, probabilmente non ci avevo mai fatto caso, a quanto il territorio che mi circonda riesca a influenzarmi. Siamo cresciuti e vissuti sempre con la protezione di questa barriera alle nostre spalle, magari anche un po' alla sua ombra. Quando viaggi in aereo forse ci fai meno caso, quando l'allontanamento è graduale probabilmente lo noti di più. Credo sia una delle cose alla quale penserò in tutti i miei viaggi, d'ora in poi. Non è mica la prima volta che mi muovo, anzi, sono andata ben più lontana di così, e in ogni caso in poche ore quella sensazione svanisce. Non so se è perché da qualche...

Finalmente

Finalmente un paio di giorni via di qui. Ce ne siamo andati verso Tortona, perché venerdì il mio moroso doveva seguire un corso per lavoro: partiti giovedì sera, invece di fermarci a mangiare in Autogrill siamo usciti a Verona e dopo una brevissima passeggiata abbiamo mangiato lì. Abbiamo pernottato in un albergo non lontano da Tortona, non specifico dove, ma era un hotel termale e faceva abbastanza cagare. Ma non siamo schizzinosi, solo il mal di schiena post-materasso invivibile mi ha fatto lamentare, ma pazienza. Poi siamo andati a Tortona, il mio moroso al corso e io invece ho preso il treno per Alessandria, dove ho passeggiato in cerca di qualcosa di bello da vedere ma non è che abbia trovato granché (comunque non mi ero nemmeno informata molto sulla città, quindi...). Poi sono ritornata a Tortona e lì ho passeggiato per un bel pezzo, c'è un bel percorso di gradinate e salite fin su al parco del castello, e poi il centro è carino. Certo dopo un po' mi ero rotta le palle, ...

Aaaaaaaaaaaaah

Ok, blogger è cambiato, ma se io prima di vedere come si fa a collegare il blog a Google+ e aggiungere il Google+ gadget e la Google+ macchinetta per il caffè voglio semplicemente scrivere un benedetto post nuovo, non devo stare 3 ore a togliere di mezzo le notizie delle novità per capire dove cacchio è il pulsante per aggiungere un post! (3 ore = 30 secondi, ma pregni di "ma che cazzo è sta roba?"). Ok, fatto. Ho come il lieve presentimento che questo post al momento dell'invio verrà magicamente cancellato. Perciò provvederò a fare CTRL C. (Se mi ricordo.) Che sonno! Sonno sonno sonno! Ho corretto bozze da giovedì a oggi (che bello), e ora devo decidere cosa far fare alla pargoletta delle ripetizioni di inglese, e studiare un po'. Alla fine mi sono iscritta a quel corso di traduzione on line, un corsino, un corsetto, ma insomma, spero che porti buoni frutti. Potrebbe. Giovedì-venerdì scorsi c'erano vibrazioni negative nell'aria: prima il microonde smette ...

Evoluzioni

Nella mia continua ricerca di dare un senso anche alle notizie poco piacevoli (ridimensionabili, almeno), mi sono imbattuta nella frase di Einstein in cui si diceva che ogni minuto che passiamo arrabbiati perdiamo 60 secondi di felicità. Che nonostante Einstein fosse un genio è una frase che va bene giusto per Facebook, ma diciamo che nella sua tautologica semplicità può aiutare noi donne impulsive, rabbiose, catastrofiche (e anche quegli uomini che sono così) ad assumere un atteggiamento diverso nei confronti delle cose. Atteggiamento zen? Rassegnazione? Chi se ne importa, basta che la prospettiva non venga distorta troppo, e basta che ci aiuti ad accorgerci che la sottrazione aspettative-meno-realtà non dà come risultato un numero poi così alto. Non so se mi spiego. Nella mia continua ricerca di scrivere il post che ogni lettore vorrebbe leggere, invece, mi rendo conto che la mia ispirazione ha uno stranissimo modus operandi . Sarà che sto leggendo molto su scrittura-ispirazione-rev...

Schizzi

Stavo leggendo l'estratto di un'intervista a Ernest Hemingway e arrivata a questa domanda-risposta mi è venuto spontaneo pensare di pubblicarla qui. Secondo lei qual è la migliore preparazione intellettuale per un aspirante scrittore? Diciamo che dovrebbe uscire di casa e impiccarsi, dopo aver preso atto di quanto sia difficile scrivere bene, anzi forse quasi impossibile. Poi, tirato giù da qualcuno privo di compassione, il poveretto dovrebbe forzarsi a scrivere meglio che può, per tutta la vita. Ma almeno avrebbe la storia dell’impiccagione con cui incominciare.

Uggia

Oggi sono triste. Non sopporto quelle settimane in cui io e il mio ragazzo pur convivendo non riusciamo a passare del tempo decente insieme, tra il suo lavoro, suo figlio, e le vacanze a fare la spola fra i parenti. Per fortuna fra poco vado a fare ripetizioni e mi distraggo un po'. Oggi mi scoppia la testa di pensieri. Finalmente mi è arrivata la stampantina laser nuova, e infatti non mi hanno più mandato bozze da stampare e correggere (eh be'), però funziona a meraviglia e sono contenta, risparmierò tempo e potrò organizzarmi meglio il lavoro (quando arriverà). E intanto spero che arrivi un'altra traduzione da fare, lo spero proprio tanto, perché già mi manca "parlare" con i libri. Un saluto frettoloso, perché oggi proprio non è aria.

Lunedì libero

Finalmente una giornata senza correre. Perché nemmeno il fine settimana è mai molto rilassato. Ma oggi ho avuto un lunedì libero. O quasi. Mattina dedicata un po' alla casa, pranzo da mia madre e adesso un po' di relax fino alle 5. Poi le ripetizioni d'inglese di un'oretta e stasera palestra. Be', in genere chi lavora più o meno "freelance" come me si ritrova dei tempi morti da riempire. Anche per me è sempre stato così. Tranne da agosto a questa parte. Da quando ho finito di lavorare dal notaio ho lavorato praticamente senza soluzione di continuità. Avevo bisogno di riprendermi un po', anche se da quanto ho capito nei prossimi giorni sarò di nuovo all'opera. E domani dovrebbe arrivare la mia bella stampante nuova. Mi sa che è meglio che me le godo queste ore spensierate. E pensare che io mi ero comprata un puzzle del mondo da 2000 pezzi per riempire i buchi tra una commissione e l'altra... ed è ancora lì che aspetta sotto il letto di essere fi...

Al volo

Quello che penso a volte è che non so fare niente. E continuo a domandarmi perché penso questo. Il mio ragazzo mi rassicura, mi dice che sono in gamba e mi elenca tutte le cose che magari non è da tutti fare. Eppure a volte la mia autostima si azzera lo stesso. Continuo a chiedermi perché, e più me lo chiedo meno sono in grado di rispondere. Non sono stata incoraggiata abbastanza da piccola? Be', non mi pare, ricordo che mia madre ha sempre creduto nelle mie capacità. Anche mio padre, anche se non si esponeva troppo. Però continuo a sentire che anche allora avrei potuto fare di più. Più cose, forse, cose diverse. Ma non serve a nulla guardarsi indietro, perché non si cambia il passato. Allora a volte penso che l'insoddisfazione è data dal fatto che anche oggi potrei fare di più. Più cose. Farle meglio. Poi mi rendo conto che mi manca il tempo. Allora, dico, se mi manca il tempo è perché faccio già parecchio. Eppure. Certi giorni mi basta un errore per sentirmi un'incapace. ...

Pausa

Che giornate strane. Domenica era l'anniversario della morte di mio papà, e alle 7 di mattina mi sono svegliata, la stessa ora in cui l'anno scorso mia mamma mi ha telefonato per dirmelo. Ieri era la festa del papà, festa che non ho mai festeggiato, a dire il vero, non siamo mai stati una famiglia da festa-del-papà-festa-della-mamma-eccetera-eccetera, tranne quando eravamo piccoli e a scuola ci facevano fare i lavoretti (che in effetti da bambini sono una cosa carina e commovente, e soprattutto molto più spontanea). Ma stranamente mi sentivo comunque triste. Forse non è poi così strano. In più sia ieri che domenica le giornate sono state grigie e piovose come non sono mai state praticamente per tutto l'inverno. Canetto si addormentava in piedi, nemmeno lui aveva voglia di correre. Oggi c'è di nuovo il sole e la sensazione spiacevole comincia a passare. Diciamo che era giusto così, probabilmente, che un po' di pensieri andassero in quella direzione. A parte che, di t...

Esperienze

A volte mi accorgo di quanto spesso le storie delle persone si assomiglino, in qualche modo. Magari in minima parte, magari per una sola esperienza, o per un periodo di vita vissuto in modo simile. Magari è soltanto che quando ascoltiamo le storie degli altri cerchiamo di trovare dei punti di affinità per comprenderle meglio, e per capire meglio noi stessi. Leggo diversi blog, ho partecipato a un forum che cerca di dare una mano ai giovani con problemi, e ho potuto vedere quanti ragazzi, giovanissimi, molto intelligenti e con vite tanto difficili esistono al mondo. Naturale che in quei forum si legga solo una parte della campana, ma è chiaro quanta parte abbiano spesso i genitori in queste sofferenze. Un tempo non credevo possibile che esistessero genitori incoscienti e poco sensibili come quelli che vedevi in alcuni film, finché non ho conosciuto amiche e amici i cui genitori non erano certo come Cliff e Claire Robinson. Certo nemmeno i miei erano perfetti e i loro errori li hanno fat...

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Visto che nei commenti al post precedente si è parlato di età, e visto che oggi (soltanto oggi, mannaggia) ho scoperto un fumettista che merita senz'altro attenzione, consiglio di leggervi le strisce di zerocalcare . Cosa c'entra l'età? Chi è circa della mia annata ('83, ma anche prima, direi) non può che trovare dell'affinità con questo personaggio. E poi fa ridere. Cliccate e buon divertimento!