È aprile e se arrivo in fondo a questo post, il primo che scrivo quest'anno, e lo pubblico probabilmente è una specie di miracolo. Stamattina leggevo un commento sul fatto di passare il tempo a scrollare social e sulla vita che è sempre meno nostra. E ho pensato, ecco qua come mi sento ultimamente, come una che vive una vita che è sempre meno sua. La sto rincorrendo più che vivendo, e succede perché ci sono sempre mille, mille, mille cose da fare e mi sembra di non venirne fuori mai. Ci sono stati un po' di cambiamenti ultimamente, più un'operazione a un familiare, insomma, un periodo in cui si sono concentrate una serie di cose che mi hanno fondamentalmente rubato il tempo. E in questa continua rincorsa a cercare di fare tutto – che poi tutto non è niente di che, è solo la vita quotidiana – e nel contempo di non perdere quei pezzetti di me che sono solo miei, mi sono ritrovata un po' fuori fase. Non ci sto a rinunciare a ciò che è mio, ma sono anche un po' arrabbia...
Quasi fuori tempo massimo, ma sono state settimane matte, e anche se ho finito di lavorare prima del solito, anche mia figlia ha finito scuola prima del solito e sono stata impegnatissima ad andare a pattinare sul ghiaccio con lei (sentendomi molto Holden Caulfield) e a fare insieme a lei binge watching di Stranger Things. E quindi, con questa veloce intro che fra l'altro sto scrivendo dal telefono, mi appresto a ripubblicare, com'è ormai tradizione, la simpatica e nervosetta storia di un Babbo Natale molto grumpy e probabilmente stressato quanto lo siamo noi arrivati a questo punto. Con l'augurio di riuscire a essere comprensivi col prossimo, perché non sappiamo quanti pacchetti deve ancora fare e quanto scotch gli è rimasto. BUON NATALE 🎅🏼 «Per Babbo Natale non era il giorno giusto. L’idea di farsi tre o quattro volte il giro del pianeta, gridando “ho ho” a Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donner, Blitzen e Rudolf e scarrozzare per il cielo lasciandosi die...