Passa ai contenuti principali

Felici i felici

Ho letto Felici i felici di Yasmina Reza e se dovessi definirlo con una parola sola, quella sarebbe feroce.
È un libro breve, una raccolta di racconti, anche se le vite di tutti i vari protagonisti di ogni racconto si intrecciano più o meno saldamente. Di tutte le coppie che compaiono, credo ce ne sia una sola a essere piuttosto salda, seppure segnata dalla tragicomica presenza di un figlio che si crede Celine Dion.
Forse l'unico personaggio di cui, alla fine, posso dire essere felice, nel suo totale distaccamento dalla realtà.
La felicità è un talento, ci dice Reza, e forse è proprio per questo che solo chi è considerato autenticamente "pazzo" mi è sembrato l'unico felice. In fondo forse è l'unico ad aver scelto chi essere.
Tutti gli altri ruotano intorno alle loro vite un po' patetiche, mariti tradiscono mogli che tradiscono a loro volta i mariti, e anche gli e le amanti diventano vittime o carnefici in base al punto di vista. E pure le euforie, felicità finte, sono presto oscurate dalle ossessioni.
È una scrittura così autentica e riconoscibile e riconducibile a così tante esperienze della vita che ammetto mi ha anche un po' spiazzata.

Ma in un momento in cui mi sentivo priva di entusiasmo in generale, compresa la lettura, questo libro è riuscito a togliermi un po' di torpore. Innanzitutto perché nella sua amarezza di fondo è anche molto divertente, le battute sono efficaci e la scrittura è limpida e scorre come poche altre. Mi ha tenuto compagnia in questa settimana che, diciamolo, fra il piccolo tamponamento di martedì sera (mio ai danni di un'altra auto, ma nulla di grave tranquilli), l'incidente a pochi metri da casa mia (qui non c'entro, ma vedere quella bici a terra mi ha un po' squassata), un lavoro da finire e un altro da iniziare e poi la vita… insomma, non è stata una settimana facilissima.

Vorrei dire di più, ma il lavoro mi attende e oggi è venerdì, giornata corta per me, e forse, finalmente, arriva anche un po' di pioggia.

Commenti

Post popolari in questo blog

Tenere il punto

Sparisco. Divento sempre più piccola e poi sparisco. «e io mi sento, io mi sento, io mi sento vagamente ridicolo» (va letta cantando) Mi sento piccola e ridicola e scompaio. Un buco nero, come nella canzone de i cani. Non posso contare più tutte le volte in cui è successo, perché ho permesso agli altri di farmi sentire così. Scontata. Inutile. Piccola. Non conto le volte in cui solo poi mi sono resa conto che ti mettono una mano sulla testa per schiacciarti giù in modo da sentirsi più grandi. Bravi, un applauso. Non conto certo nemmeno gli errori che ho fatto io, ma mai per rimpicciolire nessuno. Per insicurezza, senza dubbio. Per bisogno di attenzioni, sicuramente. Niente di edificante, certo, ma mai intenzionata a distruggere un altro per sentirmi migliore. E invece c'è chi lo fa, chi gioca, manipola, ti fa credere cose che non sono, ti tratta come se non importasse per sentirsi importanti, finché poi non importi davvero più. Bravi, un applauso anche a voi. Sono sparita e diventa...

Progettare è metà dell'opera (e della ricompensa emotiva)

Stavo iniziando a scrivere un resoconto di quel che è stato, ma poi mi son detta: "Perché?". E così ho corretto un po' il tiro, perché è l'orizzonte che vedo da lontano a interessarmi adesso. Le giornate di recente sono state tutte parecchio belle, abbiamo festeggiato il compleanno della piccola, domenica (già 2!) e ho preso in mano un nuovo lavoro che mi dà soddisfazione, anche se è faticoso, quindi mi sento piuttosto appagata. Sono state anche giornate intense, sia per organizzare compleanno-regali-torta sia perché ci siamo buttati a capofitto nell'organizzazione delle vacanze, visto che abbiamo la sfiga di dovercele fare sempre ad agosto e si sa che i costi sono esagerati, e noi siamo un po' esigenti (non siamo davvero esigenti, ma vogliamo fondamentalmente 2 cose: andare in un posto in cui non siamo mai stati e accontentare i gusti di tutti, per quanto possibile. Ah già, anche non dilapidare il conto in banca, e visto che siamo in quattro a muover...

It's beginning to look a lot like etc. etc.

Quasi fuori tempo massimo, ma sono state settimane matte, e anche se ho finito di lavorare prima del solito, anche mia figlia ha finito scuola prima del solito e sono stata impegnatissima ad andare a pattinare sul ghiaccio con lei (sentendomi molto Holden Caulfield) e a fare insieme a lei binge watching di Stranger Things. E quindi, con questa veloce intro che fra l'altro sto scrivendo dal telefono, mi appresto a ripubblicare, com'è ormai tradizione, la simpatica e nervosetta storia di un Babbo Natale molto grumpy e probabilmente stressato quanto lo siamo noi arrivati a questo punto. Con l'augurio di riuscire a essere comprensivi col prossimo, perché non sappiamo quanti pacchetti deve ancora fare e quanto scotch gli è rimasto. BUON NATALE 🎅🏼  «Per Babbo Natale non era il giorno giusto. L’idea di farsi tre o quattro volte il giro del pianeta, gridando “ho ho” a Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donner, Blitzen e Rudolf e scarrozzare per il cielo lasciandosi die...