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Perché leggere Stefánsson

Ogni tanto vado a rileggere le cose che ho sottolineato in libri letti tempo fa, perché purtroppo dimentico tantissime cose. Ecco cosa ho trovato stasera fra le note sottolineate del Kindle. Io trovo la sua scrittura di una bellezza e poeticità rare, anche quando usa le parolacce o quando racconta di una sbronza colossale o, che so, di un pompino (cosa che non fa qui, vi avviso :D :D :D).

Fatelo sapere agli storici

La solitudine lo sveglia.
Non come una botta forte, semmai come una fitta improvvisa che diventa dolore non appena sale alla coscienza. Molti giorni sono trascorsi da quando si è addormentato al suo fianco, stanco, spossato, felice, nella notte più bella del mondo; ma la mattina dopo era fuggita. Non solo da lui, anche dalla città. Se n'era andata, lasciando i lampioni al loro posto.
Se n'era andata, e aveva lasciato lì i segnali di precedenza, la case di Vesturbaer, tutti i marciapiedi, se n'era andata ed è inutile che i cinema annuncino pellicole a colori e in cinemascope, perché lei se n'è andata, ha lasciato la città. Se n'è andata da Hringbraut, da Skaftahlið, dall'intera Skaftahlið e in particolare da un appartamento seminterrato, dove lui è sdraiato a letto in preda alla disperazione. È partita ed è andata nei Fiordi Occidentali, ma esattamente dove non riesce a saperlo, perché i suoi parenti in Skaftahlið non vogliono dirglielo. La sua lontananza appesantisce del doppio ogni sacco di cemento, e poi ancora del doppio. Torna a chiedere di lei ma trova soltanto il poeta, sta facendo le valigie, non ha niente da fare qui, la moglie in Norvegia, non capisco cosa cercassi in questo posto, ah, la ragazza, no, non ne ho idea, sparita, dici, sì, non mi dici nulla di nuovo, è così anche con le poesie, spariscono quando pensi di averle afferrate nel profondo e riesci a toccarle con le dita, misteriose e indecifrabili, si dissolvono e ti lasciano lì da solo. Invidio il tuo lavoro giovanotto, il cemento non delude mai la sabbia e insieme fanno il calcestruzzo; poi costruiscono le case. Te la passi bene.
No, che stupidaggine, non se la passa affatto bene, il ragazzo dell'Est, e non ha nessun interesse per le difficoltà del poeta con le sue parole, è solo un manovale e ogni giorno è un nuovo torturatore, il suo profumo è sparito dalle lenzuola, il latte andato a male nel frigorifero, i sacchi di cemento sempre più pesanti, presto la crosta terrestre si spaccherà sotto i suoi piedi. E che cazzo, maledizione, buon per te, dimenticatela, gli dicono i suoi amici e lo trascinano controvoglia a far bisboccia. E dai, dimenticatela, dicono, ma non capiscono niente, non capiscono un cazzo.
Dimenticarla?
Prova a staccare le ali a un uccello, poi mi dici come fa a volare.

Da Jón Kalman Stefánsson,
Crepitio di stelle

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