Passa ai contenuti principali

Post

Forza di volontà

È stato un mese di compleanni, di febbre e di forza di volontà (a volte della sua mancanza), direi se mi chiedessero di riassumere questo giugno. Giugno è sempre un mese un po' faticoso, perché finisce la scuola e bisogna iniziare nuove routine, perché arriva il caldo e si fa più fatica, e poi c'è più luce e più voglia di fare cose ma alla fine le ore di sonno quelle sono. Quest'anno ci si sono aggiunte le influenze con la febbre molto alta, prima Dafne poi Ale, che ancora deve uscirne, e l'allergia che mi dà tregua solo di tanto in tanto. Ci sono state anche cose belle, molte feste di compleanno, qualcuno che mi ha portata anche fuori dalla mia amata comfort zone, e poi spero qualche altra sorpresa la riservi, questa estate dal tempo ballerino (Dio sia lodato per il fresco che ancora riesce a resistere). Eppure nelle ultime due settimane abbiamo arrancato non poco, fra Tachipirina, Ibuprofene, notti insonni e giri dalla guardia medica. Io però ho continuato a correre, ...

Creare ricordi

Ho provato ad andare più possibile indietro nel tempo per cercare di acciuffare il mio primo ricordo. L'idea del primo ricordo l'ho sempre trovata particolarmente affascinante. Penso che il mio primo sia dei tempi dell'asilo, quando tentavano ancora di farmi dormire nella brandina, il pomeriggio, ma io non riuscivo a prendere sonno e guardavo la mia amica nella brandina accanto e ci facevamo le smorfie. Ricordo anche un grembiulino bianco di cui andavo molto orgogliosa e la strada percorsa a piedi la mattina con mia mamma. Ma forse questi sono ricordi successivi. Oggi facciamo un sacco di foto e video con i telefoni e forse Dafne da grande avrà molti più ricordi di quanti ne abbiamo noi. Forse comunque più di quanti la nostra testa possa contenerne. Ma creare ricordi è sempre stato importante, quanto ci piacerebbe poter fermare così la felicità, il presente, il tempo, le sensazioni uniche di un momento irripetibile. Quando eravamo piccoli i nostri genitori riempivano grandi...

Solo una volta è la prima volta

È strano come di prime volte ce ne siano tantissime, eppure ciascuna è solo una e unica e irripetibile. Quando te ne rendi conto cerchi di vivertela fino in fondo, anche se di solito la foga della prima volta ti fa andare a precipizio per provare tutto, tutto insieme: però avrai letto un libro per la prima volta solo una volta, avrai incontrato una persona per la prima volta solo una volta, avrai visto un film, partecipato a un concerto, a un festival, corso per tanti chilometri, passeggiato in riva al mare della Grecia o fino in cima a una montagna o per le strade di Lisbona per la prima volta solo una volta. Non vuol dire che non lo farai più, e questo è rassicurante. E a volte le seconde, terze, quarte volte possono anche essere meglio. Ma quando la prima volta è bella, cercherai sempre di sentire di nuovo quella sensazione lì, e forse non ci riuscirai mai, e anche se ti racconterai la bugia che è come la prima volta, non lo è davvero mai. Le cose cambiano sempre e sarà che sto inve...

Il bandolo della matassa

Quando ho bisogno di riconnettermi, con la realtà oppure con me stessa, ci sono due tipi di luoghi in cui mi trovo davvero bene: uno è la montagna, o comunque un posto in mezzo alla natura che sia poco frequentato, lontano dai rumori umani. L'altro è la libreria. Sabato pomeriggio il tempo non era granché e mi sono rifugiata in libreria. Come in mezzo al bosco prendi un lungo respiro di aria pulita, anche lì ho chiuso un attimo gli occhi e preso un lungo respiro prima di iniziare a orientarmi. Potenzialmente, come in montagna, se non fai attenzione ti puoi perdere, e anche fra gli scaffali della libreria, per quanto tu sia un assiduo frequentatore, il rischio è di smarrirsi. Le proposte sono tantissime ed è difficile scegliere, o almeno soffermarsi su quelle giuste. Non amo leggere mille trame nelle bandelle per poi ritrovarmi a non sapere cosa scegliere perché nulla mi convince o troppe cose mi convincono. Perciò di solito entro con un'idea precisa e poi mi lascio ispirare da ...

Pezzi

 «Non riemergo mai integra dai disastri» ho letto qualche giorno fa in un post di una persona che ha appena perso la madre. Non mi sento a pezzi, ma sento di aver perso molti pezzi per strada, non so da quando. Forse da molto presto, quando mi stavo ancora costruendo e sono stata ferita. Forse questo ha minato la base su cui poi ho costruito il resto malamente, come mi veniva, un pezzo alla volta. Le basi solide si possono mai recuperare? Gli altri crolli, nel corso del tempo, sono avvenuti per colpa mia o per colpa degli altri e delle aspettative? Forse è un concorso di colpe. Cosa posso costruire davvero ora che mi sento in un vortice di incertezza? Come posso riuscire a dare un senso, a dare fiducia alle cose, di qualunque tipo esse siano? Provo a respirare a fondo, due, tre, quattro volte. Ricominciamo da capo. Dopo giorni di pioggia anche se non ininterrotta, stamattina mi sono svegliata e c'era il sole. Mentre accompagnavo Dafne a scuola, mi ha chiesto "Ma mamma, dov...

Cuore anoressico

Quante volte si deve ascoltare una canzone perché smetta di fare male?  Dopo aver lavorato tanto i giorni scorsi ho avuto una mattina libera, e ne avevo davvero bisogno. Ho fatto delle cose in casa che erano da fare, sono andata a correre, rientrata ho continuato a fare ginnastica con pesi, cavigliere e un po' di yoga alla fine perché avevo bisogno di sfogare ogni centimetro di tristezza. Un pochino è servito. Ho mangiato solo un'insalata, perché mi sentivo il cuore così pesante che non riuscivo a pensare di fare di più. Ma prima, mentre passeggiavo con Zuma, subito dopo aver portato Daffy a scuola, avevo ascoltato una canzone di Giorgio Canali che mi ha completamente annientata, per quanto l'ho sentita mia e anche per quanto mi è sembrata bella, e allora l'ho riascoltata all'infinito perché era bella e perché mi faceva piangere, anche se le lacrime mi scendevano mentre camminavo per le stradine del quartiere e la gente mi guardava un po' strano. Pensavo che asc...

Cose che si salvano, sperando di salvare anche me.

È stato un weekend impegnativo, ma bello. Venerdì sera ho avuto la mia prima esperienza di adrenalina da palco con il coro, be' se escludiamo il teatro alle medie, soprattutto quello di francese, dove dovevo interpretare una signora mezza pazza che trovava il Gatto con gli stivali (madonna che roba, avevo i capelli lunghissimi fino al sedere, all'epoca, e il tizio che era venuto a dare consigli alle prof per le nostre interpretazioni pensò bene di sfruttare la cosa facendomi diventare una specie di gattara, con indosso una vecchia vestaglia da notte di mia madre, e dovevo prendermi i capelli tra le mani e tirarmeli di qua e di là. Mi vergognavo come una ladra, ma il pubblico rideva molto, quindi era efficace. :D). Ma il coro è stato molto bello tanto che sabato ero quasi in down al pensiero che per un po' non penso proprio replicheremo, ed ero quasi senza voce per quanto mi sono sgolata. Credo di aver anche buttato fuori un sacco di roba, intendo di emozioni, e probabilment...

Capire che farne

Sia Invisibile di Paul Auster sia Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh sono stati due viaggi strani. Il romanzo di Auster ti porta in meandri inesplorati della mente e della passione erotica, ma anche del bisogno di giustizia e come al solito finisce che non sai bene cosa di quel che è successo è successo davvero, che cosa è realtà e cosa no. Fermo restando che non ha molta importanza, le sensazioni rimangono comunque. Il mio anno di riposo e oblio racconta invece di una giovane donna che cerca di stordirle tutte, le sensazioni, sperando in una rinascita finale. E così mi sono chiesta cosa sia meglio fare, stordire tutto, spegnere il volume del mondo esterno o vivere le sensazioni fino in fondo, con violenza quasi? Ci sono momenti in cui, perché cambiamo noi o perché cambia qualcosa in ciò che ci circonda, il corpo sembra avere frequenze diverse da quelle che abbiamo sempre conosciuto, le percezioni cambiano, tutto sembra arrivare con più forza e lasciare segni più prof...

Sulle nuvole

  Che bello era quando eravamo piccoli e andavamo all'avventura. Chissà se i nostri figli lo faranno ancora, o i pericoli ci spaventeranno e non glielo permetteremo più di tanto. Andavo all'avventura con mio fratello e il mio vicino di casa, che quasi era un secondo fratello: poteva essere che prendessimo le bici e raggiungessimo i campi fino alla siepe dietro la ferrovia, e ogni tanto oltrepassavamo la siepe (riempiendoci di resina per la gioia di mia madre quando la sera, nella vasca da bagno, non riuscivo a togliermela da gambe e braccia). Aspettavamo che passasse un treno e lo guardavamo andare, rapido come niente che avessi mai visto. E a volte mettevamo dei sassi sui binari, per vedere cosa succedeva. Ovviamente, nulla. Oppure organizzavamo gare di cross, lo scalino del cortile era perfetto per saltare e impennare con le nostre BMX. E le partite a "chi fa gol va in porta" sull'erba, e io che adoravo stare in porta e mi buttavo su qualunque superficie, dura o...

Sovrumani silenzi

  «Ascoltare è forse la cosa migliore che possiamo fare gli uni per gli altri». Ho sempre pensato di essere abbastanza brava ad ascoltare, molto più di quanto non sia a confidarmi e parlare di me stessa agli altri. Ho sempre pensato di essere abbastanza brava ad ascoltare ma forse non è così, perché non basta sentire quello che gli altri ti dicono, non basta udirlo, bisogna anche sentirlo nel profondo, leggere fra le righe, comprendere il non detto. Ascoltare il silenzio. Sto cercando di ascoltare quei silenzi, ora, perché mi sono resa conto che c'è molto nascosto in quelle pieghe. E i miei silenzi sapranno essere ascoltati e capiti? Li saprò io per prima capire e ascoltare? La notte scorsa il cane mi ha svegliata perché aveva bisogno di uscire, e poi non sono riuscita più a dormire bene. Un po' mi scorreva ancora l'adrenalina per le prove del coro, un po' ripensavo ai silenzi. E mi è venuta in mente la poesia di Leopardi e «gli interminati spazi», «i sovrumani silenzi»...

Dieci minuti

Quanto mi mancava una giornata di pioggia come quella di oggi, e pare che siamo destinati a sentirne davvero la mancanza e sempre di più. Stamattina ho portato a scuola Dafne e poi passeggiata con Zumino (breve, dato che dovevo finire con un po' di urgenza delle cose di lavoro), sotto l'ombrello. Nonostante il generale fastidio dell'umidità, è stata corroborante dopo una notte così così. Adesso mi prendo questi dieci minuti per me, prima di rimettermi al lavoro che ultimamente le cose si sono fatte incalzanti (come sempre quando si mettono in mezzo feste e ponti). Ma questi dieci minuti tutti miei mi servono a rimettermi in carreggiata, e infatti il bollitore sta già borbottando che è pronto per la tisana. Pasqua non era iniziata nel migliore dei modi, dato che venerdì sono stata un po' male (nulla di grave, cose tipiche del cambio di stagione), ma per fortuna sono riuscita lo stesso ad andare a mangiare la pizza con la mia amica, che fra poco sarà di nuovo in partenza....

Bagagli

Mentre sabato camminavo con Dafne appena fuori casa di mia nonna e le raccontavo che su quel marciapiede da piccola giocavo a campana, mi sono resa conto di quanto tutto sia diventato di dimensioni ridotte. Quando guardo in basso e guardo quel marciapiede, mi ricordo di quando mi sembrava più grande di così. E la porta di casa e la casa stessa, tutto era più grande. Certo, lo so, io ero più piccola, ma è come se  tutto quanto avesse un'altra dimensione. Il futuro, i desideri, e anche il presente, che era infinito in quel momento. Sono stati un sabato pomeriggio e una serata tristi, con il pensiero di come sta messa mia nonna ultimamente, del tracollo che ha avuto da un anno a questa parte, di come si aggrappi all'unica cosa che la fa respirare davvero, e cioè entrare nella sua camera da letto, quella che per una vita intera ha condiviso con mio nonno. Mi ha messo tristezza, sensi di colpa, e tutta una serie di cose che non me la sento davvero di condividere. Ogni cosa del passa...

Proiezioni

 «Nella vita avrai sempre davanti due scelte, ha detto Kierkegaard, entrambe ti causeranno dei rimorsi, se non ne scegli nemmeno una ti ritroverai un'esistenza al quindici per cento». Eccolo qui, limpido, chiaro e cristallino, eppure così difficile a volte. Se ci penso a certe scelte che ho fatto, non riesco a dire che siano state sbagliate. Probabilmente erano giuste in quel momento anche se poi le cose si sono concluse. Ma erano sempre scelte. Quando invece ho trascorso periodi senza scegliere, ho trascinato cose che si potevano concludere o risolvere ben prima. Lo sto facendo tutt'ora, e alcune quest'anno finalmente ho smesso di lasciarle aspettare e le ho prese in mano. Per altre ancora ci devo lavorare, chiedo solo al mondo di non mettermi troppa fretta perché a volte ho bisogno di un po' di tempo. Lo so che in questo mondo sempre di corsa non c'è spazio per le persone che necessitano di tempo, ma io a volte ne ho bisogno e forse ho anche tutto il diritto di pr...

Più viva

Sono in treno, sto andando a Milano, sono sola. Non sono abituata a viaggiare da sola, non lo faccio da tantissimo. Con tutto che al giorno d'oggi fra Instagram, Telegram, WhatsApp e Facebook non ci sembra di essere mai davvero soli. E invece forse lo siamo ancora di più di un tempo. Quando arriverò le mie amiche mi hanno affidato il compito di ritirare una cosa in un negozio e dovrò capire da che parte andare per arrivarci. Certo con Google Maps non sarà questo gran problema. O al limite chiedo. Tempo fa tutte queste cose mi avrebbero forse messo ansia, oggi sono tranquilla. Vedrò alcune delle mie "amiche immaginarie", quelle che dal vivo ho incontrato una volta sola in un weekend in Toscana l'estate scorsa. Speriamo di riuscire a organizzarne presto un'altra di queste che ormai chiamiamo reunion. Ho ascoltato un po' di musica, poi ho cambiato treno e mi sono rilassata e ho continuato a leggere Stefansson. So che posterò lunedì, dopo aver integrato su come è ...

Ma non oso

  Paura Nel mio cuor dubitoso sento bene una voce che mi dice: "Veramente potresti esser felice". Lo potrei, ma non oso. Salvatore Quasimodo, così, de botto, sbam , in faccia. Queste giornate sono un po' strane quando sono sola con me stessa, ma cerco di riempirle di cose da fare, leggere, be' ovviamente ho anche un sacco di lavoro e per fortuna, ma mi distraggo lo stesso perché è un periodo che va così. O forse perché sono sempre stata così. Il libro che sto leggendo è talmente vero da fare male, molto male, ma amo che sia scritto così bene e che dentro sembri esserci quasi tutto. Mi rifugio nelle parole belle e ben scritte, perché anche quando sono tristi sono comunque bellezza, e di bellezza ho sempre sempre bisogno. Mi rifugio nelle cose da fare perché non oso guardare nell'abisso. Provo a fare cose che non ho mai fatto o che non faccio da tanto, anche quelle che mi spaventano un po', perché non si può sempre vivere dietro le quinte, ed è quello che forse ...

Disegni che restano solo disegni

17, 18 e 19 marzo sono sempre giornate molto strane per me. In generale giornate come tutte le altre, quando non sono particolarmente consapevole di che numero del mese sia, mentre basta che mi caschi l'occhio sul calendario, su una di quelle insegne luminose che oltre alla temperatura recano la data, e mi ricordo. Dodici anni fa il 17 marzo non pensavo a uscire a bere una birra con la scusa di St. Patrick a cui anche le birrerie nostrane ormai iniziavano a aderire, ma andavo a trovare mio padre in ospedale per quella che non sapevo sarebbe stata l'ultima volta. Anche se un po' l'avevo intuito, e diciamolo, per come stava da un po' forse perfino sperato. Che smettesse di stare male. Non sono stata una gran figlia per mio padre, suppongo, come non è stato lui il migliore dei padri con noi. Non lo dico né con cattiveria né altro, lo dico con una certa consapevolezza. Consapevolezza che la distanza può fare questo. Consapevolezza che siamo stati entrambi un buon padre ...

Lasciamoci sorprendere

Non sapevo da dove Micol prendesse le bellissime risposte di Nick Cave a domande fatte dai suoi fan, o non fan, ma le trovo sempre molto arricchenti e mi riempiono l'animo. Poi è bastato fare una piccola ricerca, invece di bermi solo le cose degli altri, e ho trovato il sito The Red Hand Files e mi sono iscritta alla sua newsletter. C'è bisogno di un po' di Nick Cave, ogni tanto, per rimetterti in contatto con la bellezza. Questa mi ha fatto pensare che potremmo essere tutti un po' come questo tredicenne, che non è troppo tardi, che dovremmo nutrire il giovane curioso e brillante che è ancora in noi, da qualche parte. «Ho 13 anni. In un mondo pieno di odio e disconnesso, come posso vivere la mia vita nel modo più pieno possibile senza sprecare il mio potenziale, soprattutto creativo? E qual è il modo migliore per arricchirmi spiritualmente? Sia in generale sia nel mio lavoro creativo.» «Caro Ruben, quando ho letto questa domanda, il mio primo pensiero è stato che il ra...

Ogni yin ha il suo yang

Indovinate un po' il proposito di scrivere tre cose positive successe durante la giornata che fine ha fatto? Esattamente, l'ho seguito la prima sera e poi puf , me ne sono completamente dimenticata. Immagino sia comunque un bene, significa che non ero poi così giù da avere bisogno di concentrarmi su qualcosa che mi svoltasse l'umore. E, devo dire, per come sta il mio umore ultimamente non è niente male. Dicono che basti modificare una abitudine, anche piccola, ormai consolidata per darti l'idea di avere un po' più il controllo sulle cose, e anche se ancora il controllo sfugge, nel profondo almeno, diciamo che in superficie ce la stiamo mettendo tutta. La settimana scorsa poteva essere una settimana più cupa, dato che mia figlia ha avuto la febbre alta, e invece tutto sommato questo mi (ci) ha permesso di avere ritmi più rallentati e forse riposare di più. Alcune scadenze di lavoro urgenti e pressanti sono passate e adesso in vista c'è abbastanza lavoro (il che è...

In cerca di luce

Ieri era la festa della donna e avevo pensato di scrivere una cosa sulla mia piccola fantastica (sì, sono di parte) donnina, che è mia figlia, ma poi ho pensato che dare in pasto ai social i miei pensieri non è proprio cosa. Ultimamente mi sono resa conto di quanto le persone, anche quelle abbastanza vicine a me, siano pettegole e fastidiose, ogni volta che sono in compagnia c'è sempre il pretesto per parlare male degli assenti. Non significa che non ci siano motivi di attrito, ci saranno anche, ma 1) a me non interessano e 2) che palle. Per fortuna gli amici più vicini, quelli sono fatti di un'altra pasta, meno invidie, meno senso di inferiorità (che poi è quasi sempre quello il motivo per cui si parla male degli altri). Cazzo, a volte mi sembra di essere tornata alle medie, con certa gente. Di qui il mio senso di fastidio al pensiero di quel che anche alle mie/nostre spalle possa venire detto. Alla fin fine dopo i periodi in cui mi lamento perché mi sento un po' sola, mi ...

Muy poco

Marzo è arrivato e fino a ieri faceva ancora freddo, oggi però già meno. Non sono andata a correre ieri mattina perché il vento non mi faceva nessuna voglia e poi non sapevo se l'entrata del parco dei laghetti dal lato dove ci vado io fosse ancora chiusa. Spero che non lo sia sabato, o domenica, perché spezzare il giro mi scoccia sempre. Una decina di giorni fa, era un sabato, ho corso più di quanto abbia mai corso e mi ha fatto stare bene, anche se poi la sera avevo un gran sonno. Nonostante questo sono andata a un concerto, ho bevuto vino e gin tonic e con un Moment preventivo prima di andare a dormire mi sono evitata il mal di testa. Certo, la domenica ero cotta ma alla fin fine abbastanza anestetizzata. E poi mi sa che devo comprarmi le scarpe nuove, perché queste iniziano a farmi male, anche se forse solo sulla lunga distanza. Domenica scorsa invece ho corso di schifo, ma i pensieri in testa erano davvero troppi e mi appesantivano stomaco e cuore e non riuscivo proprio a scrol...