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Lasciar andare

Oh, raga, non vedo l'ora di essere in ferie. Mi andava bene perfino stare a casa, a me che la pandemia non m'ha risparmiato per niente il lavoro. Sono contenta che ce ne andiamo eh, poi stare qui mi sarebbe stato stretto, ma spero di riuscire a rilassarmi e francamente quest'anno non me ne frega un cazzo di quante cose riesco a vedere o fare nel posto in cui andrò, anzi, mi dispiace che non abbiamo prenotato uno di quei favolosi hotel in cui sei servito e riverito, perché diciamocelo, dopo aver fatturato per undici mesi consecutivi senza sosta alcuna, otto ore al giorno e anche di più, io me le sarei pure meritate le coccole alberghiere. Anyway, mi basta riuscire a staccare da tutto e dormire decentemente e non essere troppo stanca, ben venga l'ozio e vaffanculo pure alla cultura, sarei andata in mezzo a un bosco, in montagna, a fare passeggiate e rilassarmi e basta, ma forse non è la vacanza giusta per una bambina di quattro anni (anche se ama la montagna) e alla fine s…
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Elogio della calma

Sapete cosa ricordo più di tutto di quando è nata mia figlia? Che lei era nella culla accanto al mio letto e io le tenevo una mano sopra. Stavo scomodissima, perché mi avevano dato un letto schifoso, troppo piccolo per me che sono alta, e la culla probabilmente era più alta e quindi la posizione del mio braccio era totalmente innaturale, ma stavo distesa, cercando di riposare, e le tenevo una mano sopra. Non sapevo bene cosa dovevo fare, se dovevo tenerla in braccio ma in quel momento dovevamo riposare entrambe e io non volevo staccarmi da lei. In quella posizione, con la mano appoggiata sopra la sua schiena o sopra il suo petto si è addormentata fino a qualche settimana fa. Ora invece non ci vuole più nella sua stanza, dopo la storia della nanna spegniamo la luce e si addormenta da sola. Un traguardo gigante, per lei che voleva sempre qualcuno accanto, una piccola crepa nel mio cuore che sa quanto in fretta lei stia crescendo. A fronte del rapporto strettissimo che ha sempre legato mio …

Processi

Un po' silenzioso questo blog, ultimamente, non trovate? ☺ A dire il vero ho avuto poco tempo per fermarmi a raccogliere i pensieri, il lavoro e il tran tran quotidiano di trasferimento della piccola dai nonni mi ha lasciato poco spazio, ma forse non avevo nemmeno grandi ispirazioni. Questo giugno settembrino, come chi mi conosce immaginerà bene, mi piace perché mi lascia respirare, senza proiettarmi di colpo nel tipico caldo-umido della mia regione. E scusatemi, ma io me lo godo finché c'è, senza lamentarmi. Comunque sia, stavo ripensando al fatto che l'anno scorso proprio in questo periodo iniziava per me un mese piuttosto intenso, che mi ha portato perfino a degli attacchi di panico. E temo che il caldo giocasse anche un certo ruolo in questo senso. Perciò ai primi caldi sono in allerta, le orecchie tese ad ascoltare ogni minima avvisaglia di quei sintomi che l'anno scorso ho imparato a riconoscere. Anche se, così facendo, temo di rischiare di farmeli venire da sola, g…

Basket e filosofia di vita

Fra le varie cose che stiamo guardando su Netflix al momento c'è la docuserie The Last Dance, quella su Michael Jordan e il suo ultimo anno nei Bulls. Del triangolo Jordan-Pippen-Rodman, Jordan è il talento innato, la star (nel bene e nel male), Rodman il folle tutto genio e sregolatezza, Pippen il gigante buono.
Credo che Scottie Pippen abbia sciolto i cuori di tutte noi, anche se devo dire che ho sbaccanato moltissimo durante le puntate dedicate a Rodman. Ma chi lo sceglierebbe un Rodman? Non certo io. E neanche un Jordan. No, io alla fine potrei scegliere solo un Pippen. Credo che sia una di quelle cose che dicono abbastanza di una persona, quindi se non capite di cosa sto parlando guardatevi la serie, anche se il basket non vi ha interessato mai, è fatta così bene che credo possa prendere un po' chiunque.

Mentre lavoro, guardo serie, finisco libri brevi, comincio libri nuovi, penso alle vacanze (se ci saranno?), al fatto che vorrei cominciare ad andare in bicicletta anche pe…

Tutto uguale?

Stamattina avevo qualche ora buca, e a parte qualche faccenda domestica mi sono messa a cancellare le email più vecchie per liberare un po' di spazio, fare un po' di ordine. Non sono capace di cancellare l'ultima email che mi inviò mio papà. È di qualche giorno dopo la mia laurea, qualche mese prima che iniziasse a stare male.
È l'unica comunicazione tangibile, è una frase scritta che è come se lo rendesse vivo all'improvviso. E anche se le foto non posso più scaricarle (ma credo di averle comunque in giro da qualche parte) le parole, un semplice messaggio che mi comunica che in allegato ci sono le foto del giorno della discussione della tesi... non lo so, è una sensazione strana. Di nessun defunto a me conosciuto ho cose del genere, email con parole che sembrano renderle di nuovo vive. Esiste un libro che parla di questa cosa, credo risponda a una domanda che a volte mi sono chiesta pure io: che fine fa tutto il materiale digitale di una persona quando quella person…

Sgombrare nuvole

Ieri ho avuto una giornata un po' storta, per nessun motivo particolare o fattore scatenante che riuscissi a riconoscere bene. La passeggiata con il cane mi ha aiutata a schiarirmi le idee e forse avevo solo bisogno di staccare.
Ho pensato a diverse cose che non mi andavano bene: be', mi sono resa conto che parte del malessere è anche dovuto alla situazione che stiamo vivendo, alla mancanza di libertà di spostarsi come, quando, dove si vuole, come se ogni movimento, ogni passo che compiamo fosse diventato improvvisamente pesantissimo: ho preso la mascherina? Ho preso l'autodichiarazione? Sono davvero giustificata a uscire? Se incontro una persona che conosco, riesco a mantenere la distanza giusta? E se sono con mia figlia e incrocio altri bambini e lei vuole giocare, cosa faccio? E se mi scontro con una persona che ha un cane, quanto li faccio socializzare i bestioli, stando a distanza? Insomma, il contrario della famosa leggerezza di Calvino, di quella leggerezza che ci se…

L'incertezza

Fra i ricordi più belli che ho della mia infanzia ci sono le cene o i pranzi dai miei nonni. Soprattutto quando era estate, e l'odore dei cetrioli e dei pomodori raccolti dall'orto di mia nonna permeava l'aria, facendomi sentire a casa.  Soprattutto quando ci andavamo dopo una giornata calda, passata al mare oppure a casa, dopo le docce, profumati e più freschi, mentre il sole tramontava, la brezza che tipicamente soffia fuori dalle case di campagna a una certa ora ci rigenerava. A volte c'era anche mio papà con noi, a volte no, anche se i nonni in questione erano i suoi genitori, perché lui lavorava all'estero e non rincasava per mesi. Il silenzio delle scale che dovevi salire per andare in bagno, il rimbombo della camera enorme e vuota dove una volta dormivano i miei bisnonni (e dove, non so perché, mio nonno teneva la diavolina per accendere la stufa in cucina); l'odore della cameretta che era di mio papà e che era diventata la mia quando mi fermavo a dormir…