martedì 14 marzo 2017

Già marzo

Febbraio dev'essere caduto in una specie di buco nero. Sì, è stato un mese difficile. Abbiamo traslocato (finalmente!) ma nel mezzo c'è stato un incastro di lavori di ristrutturazione da seguire, una settimana da sola perché il marito era in Germania e poi, appunto, il trasloco. Nel mezzo, ho anche lavorato. Nel mezzo, fra l'altro, la vita di tutti i giorni.
E in un lampo è arrivato un anticipo di primavera. Perfetto per goderci le passeggiate dalla casa nuova. Nuove piste ciclabili, nuovi panorami. Panorami inaspettatamente belli, viste da finestre che all'inizio non avevo nemmeno notato...
Mi sento a casa sul serio, ora. 

E poi ci sono le idee. Quelle che ti riempiono la testa, nel tentativo di risolvere un gioco di incastri, i pezzi di un puzzle fatto di impegni, alcuni da definire ancora, alcuni da ridefinire.
Un trasloco, seppur voluto, che ha lasciato i suoi segni, come immagino sia inevitabile. Ma se fra la stanchezza e le novità mi sembrava di far fatica a ritrovare l'equilibrio, ora mi sembra che ci siamo. Ci sta che questo nuovo inizio sia arrivato con i primi tepori e il risveglio di tutto ciò che ci (mi) circonda.
Non che sia tutto perfetto, né chiaro, né risolto, ma quando mai lo è? Eppure. Eppure sento che c'è del compiuto.

Parlando di ritorni alla routine, se ultimamente il tempo per i film e le serie TV si è drasticamente ridotto, devo menzionare però due cose che fanno un po' parte di una personalissima tradizione e che sono molto felice siamo riusciti a riprendere. Fra le tante cose che mi piacerebbe fare sono costretta a scegliere (poco), ma almeno una di queste è in condivisione con un marito che, purtroppo, ultimamente mi sembra di vedere sempre troppo poco. O meglio, mi sembra di godermelo proprio poco.
Perciò ci sta che, durante la settimana, stanchi e sfiniti e incapaci di alzare un dito, ci spalmiamo tre quarti d'ora sul divano a seguire la settima serie di Shameless. Si sta rivelando davvero all'altezza delle aspettative, quindi meglio sonnecchiare lì che sonnecchiare su altre inutilità. 

Seconda cosa, come da tradizione, mentre mio marito era in Germania ho guardato un film horror che passavano in TV. Purtroppo m'ero persa l'inizio e qualche pezzo qua e là, ma poi l'abbiamo recuperato insieme la settimana scorsa. (Io odio non poter seguire un film dal principio ai titoli di coda.) Sto parlando di The Visit di Shyamalan, che dico il vero, m'è piaciuto molto (tranne, forse, il rap del ragazzino!).
Era da un po' che non vedevo un film horror recente che mi piacesse. Quindi vorrei vedere Split (stesso regista) ma ho paura che mi deluderà. Anche se parla di identità multiple, argomento che mi è sempre piaciuto parecchio, fin da ragazzina. 
Be', se qualcuno l'ha visto, mi sappia dire :)

(Sì, vi saluto già, so di non dilungarmi mai molto, ma devo lavorare e ormai per farlo il tempo mi si è ristretto in modo drastico!)

Buon risveglio a tutti, anche se spesso la primavera fa davvero dormire (oltre che starnutire).

lunedì 23 gennaio 2017

2017: da qui le vertigini

Sono passati 8 mesi. 
8 mesi di forza, tantissima forza, che è quella che ti serve per sopravvivere le prime notti insonni, folli, quasi inconsistenti nonostante la loro pesantezza. Perché diciamolo, la fatica non è mai stata tanto fatica. Per me e per il papà, ma soprattutto per me. 
8 mesi di forse nemmeno una notte, forse una sola, di sonno continuo. Intendo 8 ore di seguito almeno. L'ultimo mese e mezzo l'abbiamo passato svegliandoci ogni ora quasi ogni notte (pare sia l'ansia da separazione). La scorsa, invece, un solo risveglio, e mi sento rinata.
L'ultimo mese e mezzo Dafne è diventata praticamente una persona in tutto e per tutto. Gattona, si alza in piedi appoggiata ai mobili, tenta di arrampicarsi e si molla cercando l'equilibrio, cercando di diventare grande davvero e camminare. Mangia un sacco, e vorrebbe fare tutto da sola. Poi però ha bisogno del caldo abbraccio della mamma, e del papà.
È tenace, questa bimba, non molla mai. Tira dritto finché non raggiunge quello che vuole. Mi piace molto, perché a questo mondo o sei così o si fa fatica. D'altra parte, fa le cose proprio come una femmina: con tenacia, silenziosa a volte, con dolcezza e insieme forza, e con un sorrisetto furbo sulle labbra.

È gennaio e se guardo ai prossimi mesi, a quanti sono e quante cose ci sono in ballo, be', sì mi vengono le vertigini. Ma si traballa un po' e poi si parte, con passo sempre più sicuro.
Si prospetta un cammino ricco di novità, la prima, la più imminente, è la casa nuova. Non vedo l'ora che arrivi la fine di febbraio per ricominciare proprio da lì.

Poi avrò tempo, spero, per raccontare tutto per filo e per segno. Prima o poi, da qualche parte, il tempo ritornerà, o lo troverò.
Insomma, per ora accontentatevi del mio rapidissimo aggiornamento :)

abbracci sparsi!

lunedì 19 dicembre 2016

Sì, è quel periodo dell'anno

1. L'altro giorno, quando sono uscita a passeggio con la tatina e il cane, ho incrociato un signore che ha esclamato soltanto: «Gesù Bambino!», riferendosi evidentemente a mia figlia. Il mio primo istintivo pensiero è stato "Stocazzo!", ma ho taciuto e sorriso e sono andata avanti. Anch'io la notte avevo invocato il nome di Gesù Bambino più volte e sotto svariate forme, animali e non, visto che ero sveglia ogni due ore, anche meno.

2. Quella stessa notte, nelle rare ore di sonno, avevo pure sognato che la mia cara figlioletta diceva le sue prime parole. In lacrime. Strillando. In tedesco.
...
Si lamentava, per la precisione, di essere stanca. Io invece già mi figuravo scenari postapocalittici di me che dovevo tradurre ogni suo singolo gorgoglio a tutti i parenti per nulla germanofoni.

Premesso tutto ciò, è esattamente questo lo spirito natalizio di cui sono permeata quest'anno. Ieri abbiamo INIZIATO A (e non finito di) comprare i regali. Nel mezzo abbiamo avuto anche due compleanni, il rogito dal notaio e ora dovremmo ordinare i mobili e dare il via a dei lavori prima di entrare nella casetta nuova. 
E fra meno di una settimana è Natale.

Molto bene. Non mi resta che fare solo una cosa: riproporvi, come ormai ogni anno, la storia di Babbo Natale più amata da questo blog, anche perché davvero quest'anno mi identifico moltissimo con il protagonista.

« Per Babbo Natale non era il giorno giusto. L’idea di farsi tre o quattro volte il giro del pianeta, gridando “ho ho” a Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donner, Blitzen e Rudolf e scarrozzare per il cielo lasciandosi dietro una scia di sbriluccicanti freschi fosforescenti gli era sempre piaciuta, in fondo. Era come la notte della prima, e il tutto era molto hollywoodiano, compresa quella schifosissima Cacca Cola che lo costringevano a bere negli spot in TV. Ma quest’anno era diverso: peso sullo stomaco, sicuro che il costume rosso con il pelo bianco gli avrebbe tirato sul sedere e sulla pancia anche più dell’anno prima. Comunque sia, pensò, c’è una pipinara che mi aspetta e non posso deluderli. Ed ecco che Santa scende nella stalla: nessuno ha preparato la slitta, strano. Attacca le renne, e gli paiono bizzosette anziché no, compreso Rudolf che va orgoglioso del naso rosso che fa tanto Natale e ricorda certi hobby del capo. Spingi, sposta, slaccia, riallaccia, alla fine sono più o meno tutte al loro posto, ma Vixen scalcia, le altre si imbizzarriscono, la slitta si rovescia su un fianco, un pattino esce dalla sua sede. Santa bofonchia e accenna anche alcune considerazioni su quella zoccola di Vixen che ha un nome da fumetto porno… Si china per risistemare il pattino e… crack. I pantaloni gli si sgarrano proprio al centro… lo sapevo… lo sapevo. Reggeranno? Be', prima finiamo di caricare, poi se c’è tempo gli diamo una cucitina. Arriva davanti al capannone dei regali, ma c’è uno strano silenzio: e dire che a quest’ora dovrebbe brulicare di elfi che preparano le cataste di pacchi. Neanche l’ombra. Strizza gli occhi: cos’è quella roba attaccata al portoncino? Un foglietto: la Elf (Elfi lavoratori fuori orario) dopo svariati ammonimenti per il mancato pagamento degli straordinari di notturno e prefestivo, proclamano lo sciopero a oltranza. Santa è un uomo paziente e soffoca l’imprecazione. Poi medita sul da farsi e decide che ci vuole una Tennent super o meglio una Scotch Ale. Ma prima bisogna avvertire gli gnomi che si sobbarchino anche il lavoro degli elfi. Già a qualche passo di distanza avverte una strana inquietudine: che cos'è quel foglio bianco sulla porta del capanno degli gnomi? Ovvio, un avviso: la Gnoms (Gnomi notoriamente ormai molto sindacalizzati), pur avendo un contratto tutto compreso non possono non dare la loro solidarietà agli elfi, e proclamano uno sciopero immediato e irrevocabile. Be', a questo punto l’esasperazione si può curare solo con due birre. Entra, apre il frigo: vuoto. Gesù, Giuseppe e Maria: saranno in magazzino, e meno male che qui fa freddo, perché la birra calda, quella proprio no. Primo stanzone, solo casse di birra vuote, o meglio piene di vuoti. Be', saranno nel secondo stanzone. Niente. Dietro gli attrezzi, zero. Forse in cucina. Ci arriva trafelato, bofonchiando, reggendosi i pantaloni, soffocando con sempre minor successo le imprecazioni. Entra sbattendo la porta, fruga dappertutto, niente birra. Toc toc. Bussano. “Avantiiiii” (chi viene a rompere in un momento come questo????). La porta si socchiude, sulla soglia un angelo meraviglioso, riccioli d’oro dappertutto, fin sulle spalle, due occhi azzurri come laghi alpini, due ali ricche e pur garbate. Un angelo così bellino che gli mancava una Ceres in mano per sembrare un miracolo. Ma sottobraccio, invece, portava un piccolo abete di un verde intenso, un albero di Natale, come si chiamano oggi. L’angelo guardò in silenzio Santa che ormai schiumava rabbia e poi, melodioso mellifluo e se vogliamo anche un po’ irritante, scandì: “Babbo Natale, Babbo Natale, questo dove lo metto?”.
Ed ecco spiegato perché in cima a tutti gli alberi di Natale, sulla punta, c’è infilato un angioletto. »

Ragazzi, a parte tutto, buone feste, buone vacanze, buone mangiate, buon tutto!
Io passo poco di qui, ma di tanto in tanto lo faccio ancora, quindi non demordete e ogni tanto venite a cercarmi :) bacissimi!

mercoledì 28 settembre 2016

Un viaggio

Due giorni fa ho compiuto gli anni, e ho detto «Cavoli, di già 33?» ma non me la sono presa, uno perché sono ancora giuovine, due perché mi piace sempre l'età che ho nel momento in cui ce l'ho, e non sono una di quelle che guarda indietro con troppa nostalgia, perché tanto ormai quel che è andato è andato.
C'è molta, moltissima voglia di guardare avanti, invece, di fare progetti, immaginare il futuro, cercare stimoli e darsi da fare. C'è molta voglia di migliorarsi a tutto tondo e, soprattutto, di godersi il presente, il più possibile, di fare il possibile per passare giornate sorridenti, che abbiano gioia, voglia di conoscenza, letture, musica, risate, abbracci e baci, regali e molta, molta molta molta autoironia nei momenti di sconforto, ansia, farsiprenderedalpanico.
Due giorni fa ho compiuto gli anni e ho ricevuto un set di 3 Moleskine e una penna, e spero questa volta di usarle come si deve (anche perché so bene quanto le Moleskine costino e io le adoro, sia bene inteso, ma di solito non so fare buon uso dei quaderni, che finiscono sempre abbandonati in disparte). Questo blog è davvero l'unico diario che porto avanti, da quanto ormai?, credo siano passati 8 anni. Era il settembre del 2008 quando ho iniziato (sono andata a controllare per sicurezza) e nel frattempo è successo di tutto, ho creduto di amare, ho sofferto, ho sbagliato, mi sono fatta del male, ho fatto del male, ma soprattutto, mi sono innamorata, ho viaggiato, ho perso mio papà, ho iniziato a convivere, ho adottato un cane, mi sono sposata, ho aperto la partita IVA, ho avuto una figlia... E sono cresciuta, sono cresciuta tanto. Seppure questo blog abbia visto solo 8 dei 33 anni che ho passato in questo mondo, devo dire che forse ha visto i più sostanziosi. O forse quelli che più hanno definito il mio futuro.
Be', un bel viaggio, a ripensarlo così. Il più bello.