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Di estate e di storie

Agosto funziona così per me, come un buco nero, ma lo è in senso positivo. Finisco l'ultima cosa di lavoro e poi, quando so che davvero posso smettere di preoccuparmene, smetto. Di solito sono tre settimane scarse, ma in quelle settimane non faccio fatica a staccare dal lavoro. Non ci penso più.  È stato talmente buco nero, questo agosto, che ha risucchiato anche altre cose. Per esempio stamattina mi sono resa conto di essermi completamente dimenticata che un libro che avevo ordinato non solo mi era arrivato, ma l'avevo anche sfogliato un po' e poi riposto in libreria in attesa del suo momento. C'è stato un attimo in cui ho pensato: ma io ho solo sognato di averlo ordinato? Oppure è arrivato mentre ero via e il corriere non mi ha lasciato nulla? O sono rincoglionita proprio (spoiler: l'ultima opzione è quella giusta).   È anche vero che il ritorno al lavoro in genere non mi pesa. Mi pesa solo che durante l'anno fatichiamo a concederci pause un pochino più lunghe
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E ricomincio da capo

Cosa posso dire? Sto in ansia, come tutti. Leggo notizie, seguo inviati, cerco di distrarmi, di non pensarci – privilegio – poi sento gli aerei che partono da Aviano, i movimenti della base e la testa torna lì. Leggo approfondimenti, provo a capire, a capire cosa sarebbe meglio, come se, trovando una delle soluzioni migliori possibili significasse che, se la trovo io, figurati se non ci pensano loro. Io non la trovo, ma io sono solo io. Cerco di razionalizzare, continuo a lavorare, a pensare alla mia famiglia, ai suoi bisogni, al qui e ora, divento fatalista – preoccuparmi a che serve? Cosa cambia? – faccio una donazione, raduno abiti e coperte, ritorno alla mia vita, al mio lavoro. Poi mi dico "eh, ma anche tutte le altre, tutte quelle di cui si sa poco". Così mi sento anche un po' peggio. E ricomincio da capo. La notte dormo ma se mi sveglio non dormo più per un pezzo. E ricomincio di nuovo da capo. Leggo libri, non li leggo, guardo cose leggere per staccare la testa –

Il centro

  Ah, mi dico a volte, se non ci fossero quei libri, quei film, o quelle canzoni che ti mettono i brividi non piangerei quasi mai. Spoiler: non è vero per niente. Sono in isolamento, ho avuto anch'io questa maledetta variante Omicron che è stata solo un raffreddore ma adesso giro di tamponi, quarantena, tamponi di uscita – per me e per mia figlia, maneggiare fazzoletti di bambina cinquenne non è stato indolore – problemi organizzativi, weekend con amiche saltato, ma io sempre brava, sempre di buonumore, a tifare da lontano perché si sa che nella vita i problemi sono altri. Non che non abbia pianto per aver saltato il weekend a cui tenevo molto. O perché organizzare il lavoro diventa difficile e stancante in questo modo. O perché sono circondata da persone a cui non frega un cazzo di niente se non di sé stesse. No perché noi qui a fare il possibile e gli altri che se ne fregano e neanche si fanno i tamponi con i sintomi. OKAY. Poi però mi accorgo che non è vero, non tutti sono così,

Se niente importa

Nessuno è perfetto e per carità ci mancherebbe, ma poche cose mi danno fastidio come l'incorenza delle persone. E non l'incorenza della serie ieri la pensavo così, oggi ho cambiato idea, questo fa parte del normale evolversi della vita. Ma l'incorenza del finché va bene a me okay, quando non mi va bene, allora no, si fa come va bene a me. Queste sono le cose che mi fanno ribollire il sangue nelle vene. Egoismo è la parola che più mi passa per la testa negli ultimi tempi quando mi guardo intorno, e diciamolo, ne ho anche un po' le palle piene. Ma d'altra parte non dovrei neanche più sorprendermi, ho capito da un bel po' di tempo che alcune persone sono e sono sempre state così. Lo so, iniziare con amarezza il primo post di gennaio del 2022 forse non è di buon auspicio. Ma dei buoni auspici poco me ne faccio. Me ne faccio di più dell'energia che mi ribolle dentro quando qualcosa mi smuove sentimenti profondi, anche se non sempre positivi, e la incanalo tutta i

Santa Claus in Trouble

Forse qualcuno l'aspetta come sto aspettando io l'arrivo del corriere che deve prendermi dei pacchi, forse qualcuno l'aspetta come si aspetta che ti servano quel krapfen alla crema pasticcera sul quale stavi sbavando da dietro al bancone prima di sederti a ordinare, forse qualcuno l'aspetta come si aspetta la tredicesima (beati voi che ce l'avete), forse invece qualcuno l'aspetta come si aspetta la fatidica domanda "E tu che fai a Capodanno?", forse qualcuno non l'aspetta proprio perché non ne conosce l'esistenza. Sia come sia, è arrivato il momento di raccontare anche quest'anno la storiella di Natale. Che forse devo modificare un po', perché ho idea che non stia invecchiando benissimo. «Per Babbo Natale non era il giorno giusto. L’idea di farsi tre o quattro volte il giro del pianeta, gridando “ho ho” a Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donner, Blitzen e Rudolf e scarrozzare per il cielo lasciandosi dietro una scia di

Un po' di cose e di quasi niente

  Comunque non lo so come hanno fatto quelli che hanno abbandonato i loro blog, per me ormai è un pezzetto di me. E anche ci fosse una sola persona che ogni tanto viene a vedere se sono ancora viva, mi piace l'idea di rassicurarla che sì, sono ancora viva. Ho visto anch'io la serie di Zerocalcare, e ho pianto e riso tanto e ripensato a cose del mio passato perché lui ha sempre raccontato un pezzo di noi, di me di sicuro. Be', ve lo dico, questa volta ha raccontato un altro pezzo che quasi quasi avevo dimenticato. Non è un periodo facile, questo. Non mi sento felice per gran parte dei giorni e forse nessuno lo sa. Forse lo sto mettendo qui perché voglio capire se è vero o se sto dicendo una cosa non vera. Ma mi sembra abbastanza vera. Eppure, per fortuna, non mi sembra una cosa irreparabile. Se fossi infelice e con la sensazione che questa cosa non potrà cambiare mai, allora sì, avrei bisogno di aiuto concreto per invertire la rotta dei miei pensieri. Sono solo consapevole c

Tempo che passa

Transiti di Rachel Cusk è un breve romanzo che sembra più la raccolta di tanti racconti. La voce del narratore quasi sparisce di fronte alle storie dei personaggi che incontra, che diventano man mano i protagonisti. Ci sono pagine di narrazione molto belle e piacevoli, riflessioni che possono scaturire da qualsiasi fatto apparentemente insignificante, come l'acquisto di un cane. Sembra dire che ogni azione, come ogni uomo o donna dell'orbe terracqueo, possono avere alle spalle una storia che, se sei capace di raccontarla, ha la potenzialità di diventare un racconto interessante. Rachel Cusk ha senza dubbio questa capacità.   Quando abbiamo smesso di capire il mondo è una serie di racconti-aneddoti che prendono spunto da personaggi e fatti veri per poi discostarsene completamente e diventare piccoli nuclei di racconti inventati, collegati fra loro in modo che, se fossero veri, darebbero quasi un filo conduttore capace di collegare alcuni fra i principali eventi storici e scien