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Settembre, io ti conosco

Settembre, settembre, l'inizio per eccellenza, soprattutto se, come quest'anno, hai già rinfrescato l'aria e non ci inganni con un'estate prolungata (che io non potrei sopportare, tipo l'anno scorso).
Settembre, amore e odio, perché prima ero in vacanza e adesso mi tocca fare, ma mi piace fare quindi in realtà non mi lamento. Settembre, di nuovi inizi anche se con numeri vecchi, e senza i bagordi del 31 dicembre, e i risvegli sonnolenti del 1° di gennaio. Settembre, che poi compio pure gli anni in questo mese, quindi diciamocelo, più di così. Settembre che oggi piovi come Dio la manda, e devo tirare fuori i vestiti lunghi e scoprire che devo comprare roba nuova (per me non tanto, magari, ma per la piccoletta). E naturalmente sono senza soldi. Settembre che come al solito mi farai arrivare un raffreddore fotonico (ma poi starò a posto fino a gennaio e oltre, forse eh). Settembre, sei appena iniziato e ti dicono già di tutto, ma io ti amo tantissimo, più del Natale, …
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A.V.

Di tanto in tanto questa storia mi ritorna in mente. Sono passati più di 20 anni ormai, ma ogni tanto ripenso ancora ad A.V. Stamattina mentre cercavo di rubare ancora un po' di riposo alle prime luci del mattino, A.V. mi è tornato in mente come un lampo. A.V. era un ragazzino ma io ero più ragazzina di lui. Quando lo conobbi per la prima volta, erano le voci degli altri a raccontarmelo. Ragazzo in affido, con una storia alle spalle di cui non so nulla perché nessuno me l'ha mai raccontata bene, era noto per essere un po' casinaro. Ma a conti fatti, penso non facesse nulla di che. Però lo conoscevano tutti, passava con la sua Vespa rosa e lasciava il segno.  Quando seppi di lui, della sua esistenza, quando lo vidi davvero per la prima volta eravamo al centro estivo. Le ragazzine erano divise fra quelle mezze innamorate (il tipo bello e un po' dannato, ma mi fa ridere adesso definirlo così, era davvero solo un ragazzino pure lui) e quelle che mostravano disinteresse, o …

Naufragando dolcemente verso la fine dell'estate

Non ho ancora ripreso davvero a lavorare, ma diciamo che questa è la settimana di transizione: mi rilasso ancora finché posso ma con uno sguardo alle email, visto che in genere fino all'ultimo non so mai bene di che morte morirò (o di che vita vivrò, meglio). Dopo anni e anni e anni e anni, credo sia il primo agosto in cui mi sono trovata senza nulla da fare. Di solito a parte i giorni in cui me ne vado proprio via, c'è sempre qualcosa sopra la scrivania ad aspettarmi. Quest'anno l'organizzazione è stata un po' diversa, e probabilmente complice il fatto che lavoro anche un pochino meno da quando c'è la piccola, ho fatto davvero vacanza. Anche quando ero a casa. È stato ed è ancora, per ora, bellissimo. Faccio finta di non avere l'ansia da poca fatturazione, soprattutto ora che sto pagando a rate tasse e INPS e con l'anticipo di novembre che mi guarda, ancora da lontano, ma con il suo piglio fastidioso. Faccio finta di non avere l'ansia da "ave…

Basta così

C'è stato un momento, nella mia vita, in cui temevo di sedermi a tavola con i miei, perché non volevo sentirmi porre la domanda: "Allora, quando ti laurei?". Gli esami li avevo finiti, mancava solo la tesi. Non so perché sono finita a impelagarmi con un autore austriaco pesantissimo, che non mi dava nessuna soddisfazione. Mentre la tesi della triennale l'avevo scelta partendo da una cosa che mi era piaciuta, collegandola a un'altra che mi piaceva tanto, con una professoressa che adoravo, questa me l'ero fatta dare dal prof e basta. Avevo sperato potesse diventare interessante, e invece per niente.  Così mi sono bloccata. Nel frattempo lavoravo, che a volte è deleterio, soprattutto se trovi un lavoro che ti piace tanto e dici: va be', è qui che voglio stare, ormai la laurea a che mi serve? Eppure per un senso di compiutezza non potevo certo lasciarlo lì, questo biennio ormai finito. Con tutta la fatica, gli esami fatti bene, lo studio la sera dopo il lavor…

A cercar risposte

L'ultimo post che ho letto da Patalice (lo trovate qui) mi ha fatto riflettere sulle aspirazioni di quando si è piccoli. Mentre lo leggevo la mia testa faceva un percorso veloce partendo dall'asilo agli anni dell'università, alla ricerca della me bambina prima e giovane poi che cercava una risposta alla domanda: Cosa vuoi fare da grande?
Come rispondevo io a quella domanda? Finché ero piccola probabilmente sparavo la prima cosa che mi veniva in mente: credo di aver enunciato i lavori più disparati. È probabile che nel giro di pochi giorni la mia risposta potesse passare da maestra a infermiera ad astronauta e perfino elettricista (so che c'è stato un periodo in cui l'ho detto, volevo seguire le orme di papà). Avevo più certezze su quel che non sapevo fare e quel che non volevo diventare: di sicuro non ero capace di disegnare, quindi escludevo abbastanza a priori tutto ciò che poteva ruotare attorno all'arte o anche al disegno tecnico (che mi piaceva, ma la mia …

Libri e copertine

Sto leggendo un libro che ho comprato quasi 10 anni fa e che alla fine, non so perché o per come, non ho mai letto. Non era un titolo famoso, era semplicemente appena uscito e io ero in pieno periodo rosso: ero attirata dai libri con la copertina rossa. La copertina del libro in questione, però, a parte il rosso al centro ha una foto che per qualche motivo mi è risultata un po' antipatica, una volta a casa. Non c'è una ragione precisa, solo una cosa a impatto: forse il profilo dell'uomo che c'è lì non mi piace nemmeno un po' e mi dava l'idea che dovesse essere uno di quei libri noiosi, troppo densi, scritti da una qualche specie di bohémien dell'ultima ora. 
Ho avuto qualche pomeriggio senza lavoro, e così ho pensato di darmi alla lettura, dato che ultimamente, a parte i libri che correggo, fatico a leggere altro (non è proprio vero, ho appena finito di leggere su Kindle Il commesso di Malamud, che mi è piaciuto TANTISSIMO!).

Insomma, La fornace (non quell…

La meraviglia a un passo

La settimana scorsa ero nervosa. Non capivo perché, ma non riuscivo a scrollarmi di dosso questa sensazione. Non ero particolarmente stanca, anzi ho avuto meno lavoro del solito, la piccola ha dormito abbastanza regolarmente, i ritmi durante la giornata non erano male, abbiamo avuto più serate di seguito tutte per noi... eppure avevo lo stomaco che si contraeva e non riuscivo a rilassarmi. Il che mi ha portato pure ad avere mal di schiena in più punti evitandomi la possibilità di riposare e muovermi bene.
Non capivo cos'era, ma piano piano si sono definiti i contorni della mia mancanza. Avevo bisogno di andare via, di muovere le gambe verso luoghi inesplorati seppure vicini.
Il fine settimana il tempo è stato bello, molto bello, anzi direi perfetto: non faceva più troppo caldo, si stava benissimo, le massime in montagna raggiungevano i 25 gradi ma le giornate erano serene, il cielo terso, azzurro da specchiarcisi, e il sole caldo ma piacevole. Pensavo che forse sarei voluta andare…