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Due metà

Ho finito di leggere L'Avversario di Carrère che mi ha intrigato molto, questa esplorazione della menzogna e dell'animo umano di un uomo che in più momenti ho pensato dev'essere bipolare, dev'essere folle. Non so, non ho ancora capito bene il personaggio – quello vero – ma penso alla calma che nasconde la follia. E per restare in tema di personaggi folli, domenica sera abbiamo lasciato la pargoletta alla nonna per ritagliarci un paio d'ore di cinema e siamo andati a vedere Joker. Io amo Joaquin Phoenix dai tempi di Walk the Line. E la sua interpretazione mi è piaciuta moltissimo. Non sono un'esperta di film, critica e robe così, so solo dire che a me ha toccato molto, ci sono delle cose che mi hanno emozionato particolarmente e la sua interpretazione conferma quanto è bravo. Tutti parlano della scena in cui balla sulla scalinata, ma per me è stata soprattutto quella in cui balla in bagno molto bella. E mi fermo. Ora, fronte letture: sono indecisa se leggere Nel…
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Quando succede

Quando mi prende un po' l'ansia, ho imparato che devo mettermi a fare delle cose, dei lavori manuali, per distrarre la testa, per concentrare le energie su qualcos'altro. Mi permette di non pensarci e di solito non solo riesco a farmi passare l'ansia, ma riesco anche a precederla e fare in modo che non arrivi. L'ho imparato quest'estate, quando mi capitava di soffrire di questi momenti di panico improvviso o qualcosa del genere.  Ho imparato a riconoscere i segnali (un leggero intorpidimento al quarto dito del piede – giuro non so perché –, a volte dei leggerissimi crampi ai muscoli delle gambe, una specie di giramento di testa ma molto vago, e naturalmente il batticuore). Non ho alcun problema a parlarne perché penso che questo mi aiuti a sentirmi meno sola e più capita. Non ho più paura di sentirmi "debole". A volte però capita quando sono a letto, un momento prima di dormire, quando mi sembra che il buio mi stia inghiottendo. E ho imparato questa c…

Dai, ottobre, ce la puoi fare

Lo stallo da lettura stavolta è durato poco, sono riuscita a trovare il libro giusto per ripartire. Spesso è solo questione di scelte da fare nel momento adatto. Ho finalmente letto qualcosa di Steinbeck, che ancora nella mia libreria mancava (eh, il tempo è tiranno eccetera eccetera), e così è stato proprio Uomini e topi a farmi riprendere il gusto della lettura. Scritto bene, essenziale, quasi un testo teatrale, dove i due protagonisti, Lennie e George, mi hanno ricordato Waiting for Godot: la stessa attesa di un futuro migliore, di una cosa risolutiva che non arriva e non arriverà mai. Mi inteneriva molto quando parlavano della fattoria che un giorno si sarebbero comprati, quel desiderio semplice di avere poco di proprio e di poter lasciare il lavoro lì quando vogliono se hanno voglia di andarsene a fare un giro in città, insomma poter decidere per sé stessi senza un capo che ti dice che prima devi finire il lavoro per cui sei pagato. La libertà è così semplice, ma per nulla sconta…

La luce giusta

Ultimamente mi sembra di aver perso le parole per dire le cose, di aver perso anche un po' la voglia di cercarle bene, di trovarle nei libri che fatico a iniziare a leggere e poi fatico a finire, perché non trovo mai quello giusto, quello che mi parla come vorrei. Allora ho smesso di sforzarmi, perché forse ci sono dei momenti in cui le parole non mi servono, io che ne ho sempre tanto bisogno, anche quando sono solo nella mia testa. Periodi in cui invece di descrivere o farmi descrivere dal mondo è meglio se cammino e basta, guardo e mi lascio travolgere in silenzio. Poi lo so che torneranno, tornano sempre. Mi faccio un po' trasportare dalla frenesia degli impegni e un po' cerco di ancorarmi a poche rocce salde, per illudermi di non venire trascinata e travolta. Eppure, anche se ho sentito la mancanza delle parole e sento la mancanza di pagine sicure fra le quali rifugiarmi, devo dire che non mi lamento. Sento tanto, ultimamente, sento tutto. Dettagli, emozioni, cuore. Gi…

Amare settembre

Voglio sempre bene a settembre, e oggi è una di quelle giornate in cui settembre o lo ami o lo odi. A quest'ora l'anno scorso faceva più caldo, era ricominciata la routine post-vacanze, una routine ben rodata e conosciuta che mi dava tranquillità, i fine settimana erano leggeri e andavamo in giro, o ci riposavamo, o quel che ci andava. Le giornate erano luminose e io ero contenta, un po' esaltata dal riallaccio di amicizie sepolte sotto strati e strati di tempo accumulato in silenzio non so bene nemmeno io perché, e voglia di fare, di scrivere, di leggere. Di vivere tanto. Quest'anno sono partita azzoppata. La routine ancora è lontana, e quella attuale è confusionaria: mattina a scuola senza pranzo, poi da domani con pranzo, poi porta la bimba dai nonni, o falla venire a prendere, o fai venire i nonni qui... E ci si alza prima, e non sono abituata, e leggo meno perché non trovo il libro giusto – o nessun libro mi va bene – e scrivo poco perché faccio fatica a sentirmi …

Help!

Ciao, lo so, aggiorno poco e ritardo a rispondere ai commenti, ma è un periodo un po' difficile. Non in senso negativo, diciamo, ecco, un momento molto impegnativo. È iniziato l'inserimento in asilo, e quindi devo organizzarmi fra l'ora che passo a scuola con mia figlia e portarla poi dai nonni per poter lavorare. Oggi era il secondo giorno e me ne sarei dovuta andare di là, in un'altra aula, ma Dafne ha chiarito subito che dovevo stare con lei. È felice, la scuola le piace tanto, ci sono tanti giochi (continua a ripetere :)) e parla con tutti, ma con la mia presenza. Ma era solo il secondo giorno, lo so bene, e poi lei ha la mammite acuta da sempre. Non vedo l'ora che si ripristini una routine, seppur nuova, perché così vado via di testa. Se non avessi il lavoro sarebbe più semplice, ma con il lavoro le cose si complicano un po'. Soprattutto, faccio fatica a trovare qualche minuto di relax. MA domani è weekend, e andiamo a fare una breve passeggiata in montagn…

Sponde e labirinti

Sono cresciuta con una libertà che per alcuni pareva esagerata, ma se ci ripenso io mi sembra una libertà giusta. C'erano poche regole, se le rispettavi potevi fare come volevi. Fondamentalmente le regole erano pure semplici: comportati bene ovunque, prima di andare via mi dici dove vai, entro le 7 a casa che poi si cena. Fra tutte forse la terza era quella che andava trasgredita meno, nel senso che averci a casa a un'ora precisa probabilmente a mia madre dava la sicurezza, alle uscite successive, che comunque a quell'ora ci saremmo stati.  Naturalmente parlo di quando ero ragazzina, quando il cellulare ancora non c'era e prima che mi fosse concesso di uscire anche dopo cena (cosa che in realtà è avvenuta prestissimo, entro certi limiti e raggi d'azione e con i vicini di casa, fondamentalmente).  I miei genitori mi hanno cresciuta con una libertà che ormai si riscontra di rado, perché tutti i genitori sono molto più preoccupati, molto più apprensivi, fin troppo pre…