lunedì 23 gennaio 2017

2017: da qui le vertigini

Sono passati 8 mesi. 
8 mesi di forza, tantissima forza, che è quella che ti serve per sopravvivere le prime notti insonni, folli, quasi inconsistenti nonostante la loro pesantezza. Perché diciamolo, la fatica non è mai stata tanto fatica. Per me e per il papà, ma soprattutto per me. 
8 mesi di forse nemmeno una notte, forse una sola, di sonno continuo. Intendo 8 ore di seguito almeno. L'ultimo mese e mezzo l'abbiamo passato svegliandoci ogni ora quasi ogni notte (pare sia l'ansia da separazione). La scorsa, invece, un solo risveglio, e mi sento rinata.
L'ultimo mese e mezzo Dafne è diventata praticamente una persona in tutto e per tutto. Gattona, si alza in piedi appoggiata ai mobili, tenta di arrampicarsi e si molla cercando l'equilibrio, cercando di diventare grande davvero e camminare. Mangia un sacco, e vorrebbe fare tutto da sola. Poi però ha bisogno del caldo abbraccio della mamma, e del papà.
È tenace, questa bimba, non molla mai. Tira dritto finché non raggiunge quello che vuole. Mi piace molto, perché a questo mondo o sei così o si fa fatica. D'altra parte, fa le cose proprio come una femmina: con tenacia, silenziosa a volte, con dolcezza e insieme forza, e con un sorrisetto furbo sulle labbra.

È gennaio e se guardo ai prossimi mesi, a quanti sono e quante cose ci sono in ballo, be', sì mi vengono le vertigini. Ma si traballa un po' e poi si parte, con passo sempre più sicuro.
Si prospetta un cammino ricco di novità, la prima, la più imminente, è la casa nuova. Non vedo l'ora che arrivi la fine di febbraio per ricominciare proprio da lì.

Poi avrò tempo, spero, per raccontare tutto per filo e per segno. Prima o poi, da qualche parte, il tempo ritornerà, o lo troverò.
Insomma, per ora accontentatevi del mio rapidissimo aggiornamento :)

abbracci sparsi!

lunedì 19 dicembre 2016

Sì, è quel periodo dell'anno

1. L'altro giorno, quando sono uscita a passeggio con la tatina e il cane, ho incrociato un signore che ha esclamato soltanto: «Gesù Bambino!», riferendosi evidentemente a mia figlia. Il mio primo istintivo pensiero è stato "Stocazzo!", ma ho taciuto e sorriso e sono andata avanti. Anch'io la notte avevo invocato il nome di Gesù Bambino più volte e sotto svariate forme, animali e non, visto che ero sveglia ogni due ore, anche meno.

2. Quella stessa notte, nelle rare ore di sonno, avevo pure sognato che la mia cara figlioletta diceva le sue prime parole. In lacrime. Strillando. In tedesco.
...
Si lamentava, per la precisione, di essere stanca. Io invece già mi figuravo scenari postapocalittici di me che dovevo tradurre ogni suo singolo gorgoglio a tutti i parenti per nulla germanofoni.

Premesso tutto ciò, è esattamente questo lo spirito natalizio di cui sono permeata quest'anno. Ieri abbiamo INIZIATO A (e non finito di) comprare i regali. Nel mezzo abbiamo avuto anche due compleanni, il rogito dal notaio e ora dovremmo ordinare i mobili e dare il via a dei lavori prima di entrare nella casetta nuova. 
E fra meno di una settimana è Natale.

Molto bene. Non mi resta che fare solo una cosa: riproporvi, come ormai ogni anno, la storia di Babbo Natale più amata da questo blog, anche perché davvero quest'anno mi identifico moltissimo con il protagonista.

« Per Babbo Natale non era il giorno giusto. L’idea di farsi tre o quattro volte il giro del pianeta, gridando “ho ho” a Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donner, Blitzen e Rudolf e scarrozzare per il cielo lasciandosi dietro una scia di sbriluccicanti freschi fosforescenti gli era sempre piaciuta, in fondo. Era come la notte della prima, e il tutto era molto hollywoodiano, compresa quella schifosissima Cacca Cola che lo costringevano a bere negli spot in TV. Ma quest’anno era diverso: peso sullo stomaco, sicuro che il costume rosso con il pelo bianco gli avrebbe tirato sul sedere e sulla pancia anche più dell’anno prima. Comunque sia, pensò, c’è una pipinara che mi aspetta e non posso deluderli. Ed ecco che Santa scende nella stalla: nessuno ha preparato la slitta, strano. Attacca le renne, e gli paiono bizzosette anziché no, compreso Rudolf che va orgoglioso del naso rosso che fa tanto Natale e ricorda certi hobby del capo. Spingi, sposta, slaccia, riallaccia, alla fine sono più o meno tutte al loro posto, ma Vixen scalcia, le altre si imbizzarriscono, la slitta si rovescia su un fianco, un pattino esce dalla sua sede. Santa bofonchia e accenna anche alcune considerazioni su quella zoccola di Vixen che ha un nome da fumetto porno… Si china per risistemare il pattino e… crack. I pantaloni gli si sgarrano proprio al centro… lo sapevo… lo sapevo. Reggeranno? Be', prima finiamo di caricare, poi se c’è tempo gli diamo una cucitina. Arriva davanti al capannone dei regali, ma c’è uno strano silenzio: e dire che a quest’ora dovrebbe brulicare di elfi che preparano le cataste di pacchi. Neanche l’ombra. Strizza gli occhi: cos’è quella roba attaccata al portoncino? Un foglietto: la Elf (Elfi lavoratori fuori orario) dopo svariati ammonimenti per il mancato pagamento degli straordinari di notturno e prefestivo, proclamano lo sciopero a oltranza. Santa è un uomo paziente e soffoca l’imprecazione. Poi medita sul da farsi e decide che ci vuole una Tennent super o meglio una Scotch Ale. Ma prima bisogna avvertire gli gnomi che si sobbarchino anche il lavoro degli elfi. Già a qualche passo di distanza avverte una strana inquietudine: che cos'è quel foglio bianco sulla porta del capanno degli gnomi? Ovvio, un avviso: la Gnoms (Gnomi notoriamente ormai molto sindacalizzati), pur avendo un contratto tutto compreso non possono non dare la loro solidarietà agli elfi, e proclamano uno sciopero immediato e irrevocabile. Be', a questo punto l’esasperazione si può curare solo con due birre. Entra, apre il frigo: vuoto. Gesù, Giuseppe e Maria: saranno in magazzino, e meno male che qui fa freddo, perché la birra calda, quella proprio no. Primo stanzone, solo casse di birra vuote, o meglio piene di vuoti. Be', saranno nel secondo stanzone. Niente. Dietro gli attrezzi, zero. Forse in cucina. Ci arriva trafelato, bofonchiando, reggendosi i pantaloni, soffocando con sempre minor successo le imprecazioni. Entra sbattendo la porta, fruga dappertutto, niente birra. Toc toc. Bussano. “Avantiiiii” (chi viene a rompere in un momento come questo????). La porta si socchiude, sulla soglia un angelo meraviglioso, riccioli d’oro dappertutto, fin sulle spalle, due occhi azzurri come laghi alpini, due ali ricche e pur garbate. Un angelo così bellino che gli mancava una Ceres in mano per sembrare un miracolo. Ma sottobraccio, invece, portava un piccolo abete di un verde intenso, un albero di Natale, come si chiamano oggi. L’angelo guardò in silenzio Santa che ormai schiumava rabbia e poi, melodioso mellifluo e se vogliamo anche un po’ irritante, scandì: “Babbo Natale, Babbo Natale, questo dove lo metto?”.
Ed ecco spiegato perché in cima a tutti gli alberi di Natale, sulla punta, c’è infilato un angioletto. »

Ragazzi, a parte tutto, buone feste, buone vacanze, buone mangiate, buon tutto!
Io passo poco di qui, ma di tanto in tanto lo faccio ancora, quindi non demordete e ogni tanto venite a cercarmi :) bacissimi!

mercoledì 28 settembre 2016

Un viaggio

Due giorni fa ho compiuto gli anni, e ho detto «Cavoli, di già 33?» ma non me la sono presa, uno perché sono ancora giuovine, due perché mi piace sempre l'età che ho nel momento in cui ce l'ho, e non sono una di quelle che guarda indietro con troppa nostalgia, perché tanto ormai quel che è andato è andato.
C'è molta, moltissima voglia di guardare avanti, invece, di fare progetti, immaginare il futuro, cercare stimoli e darsi da fare. C'è molta voglia di migliorarsi a tutto tondo e, soprattutto, di godersi il presente, il più possibile, di fare il possibile per passare giornate sorridenti, che abbiano gioia, voglia di conoscenza, letture, musica, risate, abbracci e baci, regali e molta, molta molta molta autoironia nei momenti di sconforto, ansia, farsiprenderedalpanico.
Due giorni fa ho compiuto gli anni e ho ricevuto un set di 3 Moleskine e una penna, e spero questa volta di usarle come si deve (anche perché so bene quanto le Moleskine costino e io le adoro, sia bene inteso, ma di solito non so fare buon uso dei quaderni, che finiscono sempre abbandonati in disparte). Questo blog è davvero l'unico diario che porto avanti, da quanto ormai?, credo siano passati 8 anni. Era il settembre del 2008 quando ho iniziato (sono andata a controllare per sicurezza) e nel frattempo è successo di tutto, ho creduto di amare, ho sofferto, ho sbagliato, mi sono fatta del male, ho fatto del male, ma soprattutto, mi sono innamorata, ho viaggiato, ho perso mio papà, ho iniziato a convivere, ho adottato un cane, mi sono sposata, ho aperto la partita IVA, ho avuto una figlia... E sono cresciuta, sono cresciuta tanto. Seppure questo blog abbia visto solo 8 dei 33 anni che ho passato in questo mondo, devo dire che forse ha visto i più sostanziosi. O forse quelli che più hanno definito il mio futuro.
Be', un bel viaggio, a ripensarlo così. Il più bello.

lunedì 19 settembre 2016

La ripresa, un passo alla volta

Ho ricominciato, un pochino, anzi dovrei dire un pochinino, a lavorare. Mi è stato chiesto se riuscivo a riprendere e con l'aiuto dei parenti sembra essere, entro certi limiti, possibile. Anche se sto ancora allattando al seno a richiesta. Faccio venire qui qualcuno e lavoro. Poi quando Daffy ha fame faccio pausa. Per ora funziona.
Ricominciare a leggere un libro, non mi sembra vero. Ricominciare a leggere un libro per lavoro, mi sembra il paradiso. E riprendere a leggere mi ha fatto venire voglia di riprendere a scrivere. Piano piano Dafne conquista un po' di autonomia, e io pian piano riprendo le redini della mia vita. Pensavo avrei sentito delle specie di vertigini, invece ho solo sentito una specie di peso che si leva dalle spalle, un rilassamento muscolare, un sospiro. Come se fino adesso non avessi fatto altro che trattenere il respiro, in attesa. In attesa di cosa, come, quando. E ora piano piano si sta ridefinendo il tutto, e ricomincio a respirare. 
Sono di nuovo a tutto tondo, o ci sto ritornando, quanto meno. E la parte bella è che poi, in un momento come questo, con la nonna che torna a casa mentre mia figlia sta ancora dormendo, io mi prendo questo mio piccolo spazio, però in punta di piedi vado a controllarla, e lei è ancora lì come l'ho lasciata, a pancia in giù, la testa girata verso destra, la bocca mezza aperta, il respiro impercettibile (ma c'è, ho controllato bene!), e il cuore mi si gonfia di tutto il gonfiabile. Perché è la mia piccola meraviglia e ancora non me ne capacito.
Domani saranno passati 4 mesi da quella notte «mistica». Non ricordo il dolore, come dicono tutte, ma c'è un punto in fondo allo stomaco in cui in qualche modo il ricordo di quel dolore è ancora ben vivo. Per me è stato intenso, fortissimo. Per fortuna è durato un numero di ore ragionevole (tipo 6 o 7). Ma non me l'aspettavo.
Sono stati 4 mesi faticosi. C'è stato un momento in cui credevo che avrei mollato. Che mi sarebbe venuto un esaurimento nervoso se avessi continuato ad allattare. E invece, sono ancora qui, con solo il mio latte a far crescere la mia bimba. Se me l'avessero detto 3 mesi fa non ci avrei creduto. Oppure sì, ma avrei pensato che sarei stata triste. E invece no.
A un certo punto, di colpo, tutto ha cominciato ad andare meglio. Adesso dormo quasi una notte intera, quasi. E posso ricominciare a lavorare. Credevo sarebbe stato semplicemente impossibile. E invece. E invece mi fa anche bene. Il mio cervello si è riattivato, tanto che mi sono venuti in mente anche dei possibili progetti, che chissà, forse un giorno potrei anche provare davvero a realizzare. Basta stare sospesa nella nuvoletta della maternità. All'inizio non la riuscivo a riconoscere quella nuvoletta, non vedevo la sua morbidezza ma solo che era umida e mi annebbiava la vista, e io non mi ci riconoscevo tanto bene, poi c'è stato un momento in cui mi ci sono adagiata e che bene stavo, ma adesso peccherei davvero di pigrizia se non tentassi di scendere e tornare con i piedi per terra. Un passo alla volta.