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Che 2021 sia

Ieri sera, quando sono andata a letto ancora piena delle parole di Shirley Jackson e delle atmosfere di Herman Koch (sì, leggo più libri contemporaneamente, di solito), avevo già in testa di scrivere questo post, oggi. E nonostante il tempo scarseggi, sono felice di aver trovato un po' di tempo per scrivere, e forse quest'anno mi piacerebbe riuscire a farlo più spesso (forse però me lo dico ogni anno); in fondo mi rendo conto che un certo tipo di comunicazione immediata (stories su Instagram, per esempio) mi piacerebbe ma ci sono ostacoli che non me la fanno sentire mia. Forse preferisco questa comunicazione più pensata e meno immediata anche se ormai fuori moda, anche se ormai leggono in tre, anche se non so che fine farà a un certo punto questo blog e quello che ci ho lasciato scritto. Ma mi è di stimolo a lasciar scritto, e non mi pare cosa da poco. La mia vita mentale è stata parecchio attiva durante queste vacanze, soprattutto perché la vita fisica aveva importanti limi
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Liste, libri, cose varie

 Cose che ho imparato a fare (forse): prendere con filosofia il fatto di dover raccogliere i soldi per i regali di Natale a maestre e bambini; (inspira, espira, inspira, espira: ce la farai anche quest'anno); lasciare che le cose vadano come devono andare, dato che non è che dipenda la vita di qualcuno se una cosa la faccio bene invece che benissimo; chiudere completamente il cervello ai pensieri, almeno durante il fine settimana, soprattutto se sono pensieri di lavoro; Cose che non ho imparato a fare: dimenticarmi dell'esistenza dei social network nel fine settimana; mettermi a guardare un film (badate bene, film, non serie tv) nella breve finestra temporale che va dall'addormentamento di mia figlia al crollo per sonno sul divano; telefonare alla gente. Okay, prendiamo l'ultimo punto perché potrebbe essere interessante. Ho scoperto da qualche tempo che non sono l'unica ad avere grossi problemi con le telefonate. Una volta mi capitava di non rispondere proprio, anch

Di Babbo e di slitte

È venerdì. Venerdì di una settimana corta ma pur sempre venerdì, atteso come tutti gli altri. Sono stata incredibilmente graziata da qualche ora di pausa dal lavoro, e così posso dedicarmi – spero – a comprare qualche regalo. Stamattina mia figlia ancora mezza addormentata mi ha detto: Lo sai che ho sognato di guidare la slitta di Babbo Natale? Me la sono immaginata con il suo giubbotto rosso e il berretto rosso che tanto le donano mentre ride felice e vola insieme a Babbo. L'ho portata a scuola, sono rientrata, ho fatto due cose al volo qui in casa e ho guardato fuori dalla finestra della cucina e ho pensato che oggi avrei avuto il tempo di venire qui a scrivere qualcosa. Ma che cosa? Pensa che ti ripensa, mentre ho ancora negli occhi la bellissima immagine del Monte Cavallo pieno di neve, che dalla finestra della mia cucina sembra tanta e soffice, e la vaga idea di mia figlia su una slitta, mi ricordo all'improvviso che... è ora di raccontare la storiella di Natale più irriv

Libri-game

Sulle nostre montagne è arrivata tantissimissima neve ieri (qui da me ovviamente solo tantissimissima pioggia) e continua a piovere e nevicare, e sembra uno di quegli inverni di tanti anni fa, quando veniva freddo davvero, quando l'estate era metà piovosa e metà calda ma senza strafare, insomma, se non fosse per il Covid sembrerebbe un anno d'altri tempi, come quelli di quando ero piccola. Non sono tanto tipa da presagi, ma vorrei fosse un presagio di bene.  Come stai?, ci si chiede di solito quando ci si incontra, e quest'anno mi sembra una domanda difficile da rispondere più che mai. Da un lato mi sembra tutto normale, finché non esco di casa, finché non mi rendo conto di quanto più tempo passi a casa mio marito, del poco che vediamo i nostri genitori, della mascherina prima di uscire di casa (e di dovermi ricordare di passare il panno antiappannamento sugli occhiali), di non pensare a programmare weekend fuori questo Natale, o forse sì ma forse meglio star tranquilli coi

Di linguistica e matematica

Oggi è venerdì, che è sempre un bene anche se non posso uscire dal mio comune. Ed è una giornata di inserimento correzioni, il che non è male, soprattutto perché non si tratta di una di quelle giornate in cui diventa tutto urgente e devi finire e consegnare al più presto. Quindi penso possa essere una buona giornata. Sto leggendo Fiore di roccia , di Ilaria Tuti, un libro interessante. Racconta una storia che non conoscevo, è ambientato nel mio Friuli, anche se nella distante Carnia, durante la prima guerra mondiale. Anche se lo trovo molto asciutto e leggermente freddo, non posso negare che sia proprio com'è questa regione, come sono i suoi abitanti, quindi secondo me rende bene un certo tipo di atmosfera. E qui dentro ci ho trovato la storia, ma anche la geografia del mio territorio, e la lingua, nelle sue varianti anche a me meno conosciute, cosa che da linguista mancata non può che affascinarmi. Da linguista mancata ho con me anche un altro libro che si preannuncia interessante

Pennarelli

Mi accorgo che faccio fatica a capire come mi sento quando accadono cose che mi spiazzano. So di volerlo esprimere in qualche modo ma poi mi rendo conto di non riuscire a farlo. In genere vengo qui e provo a metterlo nero su bianco per dargli forma, a volte in post che nemmeno pubblico, per vedere se mettendo una parola dopo l'altra riesco a trovare un modo per disegnare quelle cose. A volte funziona, a volte non funziona. Una volta una persona poco importante mi ha detto che quando scrivo si vedono i colori. Mi piaceva tantissimo questa cosa, ma forse ci stava solo provando con me. Pazienza, ma è vero che a volte dei colori non li vedo finché non metto in ordine i pensieri. Ho letto di recente da qualche parte che uno degli esercizi che ti fanno fare quando sei depresso, o a rischio depressione, è quello di elencare ogni sera tre cose positive della giornata. Elencarle e metterle nero su bianco, in modo da poterle vedere bene e riconoscerle davvero. Mi sembra un buon esercizio, un

Follemente

Leggere Lolita a Teheran è un libro bellissimo. Adocchio il titolo da molto tempo ma ancora non l'avevo letto. Nessuna motivazione particolare, se non che il tempo in solitudine da qualche anno si è ridotto drasticamente. Poi è successo qualcosa: in genere non leggo molto le trame o le recensioni a un libro perché non voglio rovinarmi la bellezza di assaporar e una cosa senza sapere ancora che cos'è. Però è vero che spesso mi sono convinta a leggere libri che poi mi sono piaciuti molto proprio grazie a qualcuno che ne parlava. Così quando ho scoperto che si parlava sì di Iran e di Teheran ma si parlava anche di letteratura americana mi sono decisa. La narrazione è così coinvolgente mentre parla di Lolita e del Grande Gatsby e delle bombe su Teheran, la rivoluzione, il riapparire del chador e tutti i nuovi limiti imposti alle donne che davvero non so come abbia potuto non leggerlo prima. Ci sono condensate (perché in un libro non può che essere così) tante cose che fanno vibr