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Riflessi d'estate

Stamattina dopo la solita passeggiata con canetto ho inforcato la bici e ho portato la piccola in un parco della città a due passi da casa. Non ci ero ancora mai stata, benché sapessi della sua esistenza, per il semplice fatto che non ne avevo avuto il tempo. Avevo prediletto altri parchi, altri percorsi, ma oggi mi sono finalmente decisa.
Scoprire di avere a due pedalate da casa un luogo di pace assoluta (seppur anche di assoluti moscerini, dato che ci sono dei laghetti) è stata una bella novità. Non pensavo di ritrovarmi in un luogo così silenzioso (forse semplicemente sono riuscita a escludere i rumori, o quelli dell'acqua coprivano gli altri). Mi sono sentita a casa, come a casa mi sentivo fra i campi del mio paese, a girare in bici d'estate, quando ero un po' sola, con gli amici in vacanza e i pochi rimasti con poche libertà d'uscita. Mi sono sentita come quando finiva la scuola e c'era quel velo di malinconia che ti stringeva lo stomaco come una piccola morsa, perché sapevi che avresti visto meno alcune persone, sapevi che ti saresti annoiato un po' di più, che con il troppo caldo non saresti potuto uscire molto di casa, a meno che non te ne fossi andato in piscina, ma mica ci potevi andare ogni giorno.
Io ho sempre avuto questo rapporto d'amore e odio con l'estate, per il caldo che non amo molto, ma anche perché mia mamma da sola in vacanza non ci portava, e a parte settimane al mare con cugina e nonni per qualche estate, un paio di viaggi con i miei quando mio papà finalmente era a casa per l'estate e non all'estero per lavoro, per il resto di vacanze ne ho viste poche. Forse avrei vissuto le estati da piccola con meno malinconia se non fosse stata un riflesso del sentimento di altri. Penso proprio che sia questo il punto: un senso di incompiutezza che si rifletteva su di me. Sarà per questo che nonostante a volte ci siano state delle difficoltà, qualche viaggetto, seppur breve, abbiamo sempre tentato di metterlo in piedi. Poi c'è la sfiga di doversi muovere per forza ad agosto, causa lavoro di mio marito, e quindi non si può scappare dai costi esagerati.
La verità è che d'estate, la domenica, quando in giro non c'è nessuno e fa troppo caldo per uscire e non so bene cosa fare, riesce a salirmi di nuovo un po' di quella tristezza. La prossima volta, mare! penso, ma poi penso anche che stare in coda perché magari ti capita la giornata "giusta", per passare un po' di ore in una spiaggia affollata (anche se per fortuna da noi le spiagge sono belle grandi) e un mare generalmente brodoso non è proprio la mia idea di domenica. Perché io di andare al mare per stare in spiaggia a rosolarmi al sole e basta proprio no. Voglio tuffarmi in acqua e divertirmi (e rinfrescarmi, soprattutto). A inizio giugno ci abbiamo portato la piccola, ed è stato divertente certo, lei saltellava (ancora non sa camminare, quindi sempre per mano) sulle ondine che arrivavano a riva. Ma fra alghe e temperatura da minestrina, non mi è dispiaciuto, per una volta, non entrarci. Quindi ammetto che la domenica al mare mi fa voglia ma anche no. Per fortuna qui vicino abbiamo anche delle bellissime montagne, e devo proprio provare a vedere quanto resisto con la tatina nel marsupio perché le camminate fra i monti mi mancano!
A volte comunque è bello solo prendere e andare in esplorazione. A piedi, in auto, in bici... cercare qualcosa che non hai mai pensato di cercare. A volte è bello anche rimanere, e andare in esplorazione altrove, dentro la testa, con un libro che ti porti lontano senza bisogno di muoversi... ma questa è un'esperienza più solitaria, e il fine settimana se si può mi piace passarlo in famiglia. E poi la piccola ha bisogno di esperienze, di muoversi, di saltare, di divertirsi – di rinfrescarsi, senza dubbio – e di curiosare con gli occhioni grandi che ha, perché per le esplorazioni della mente è ancora presto. E dato che la nostra simbiosi pare non essere ancora terminata – ma lo sarà mai? – mi adatto alle sue esigenze e le faccio anche un po' mie.
Alla fine ho apprezzato di più girare in bici per i parchi, ieri come anche oggi, e sono stata contenta anche del tuffo in piscina del pomeriggio. Dafne è una pesciolina che starebbe in acqua tutto il tempo, ed è stato divertente vederla divertirsi. 
A volte, alla fine, basta proprio questo. Divertirti a vedere le persone che ami divertirsi.

Commenti

Riccardo Giannini ha detto…
Io ho amato l'estate, fino a quella del 2002 compresa.

L'estate è bellissima da bambino e ragazzino. Finisce la scuola, si può fare tardi la sera, si cazzeggia.

Poi arriva il periodo universitario e l'estate diventa studio ed esami :/.

Con il lavoro invece c'è il periodo di ferie, che fortunatamente negli ultimi due anni è aumentato a tre settimane, ma tolto quello ci sono tre mesi di temperature caldissime con cui convivere dovendo anche lavorare...

Ad ogni modo non sono uno a cui piace molto viaggiare, sono piuttosto abitudinario (questo fin da bambino). La vacanza è un periodo di ferie a Pesaro dai miei parenti, negli ultimi anni ho apprezzato molto il poter staccare completamente dal lavoro e l'effetto salutare che dà l'aria di mare e il prendere il sole.

Ma non sono un amante delle spiagge affollate e per me ferragosto è il giorno ideale per lavorare :D
Farfalla Legger@ ha detto…
Pensiero stupendo questo: "A volte, alla fine, basta proprio questo. Divertirti a vedere le persone che ami divertirsi." Concordo!
Miky ha detto…
@Riccardo vero, però ricordo con piacere la sensazione di libertà finita l'ultima sessione d'esami estiva... poi per un po' almeno me ne stavo tranquilla, anche se c'era qualcosa a settembre mi godevo il tempo libero... che era sicuramente più di adesso! (però mi piaceva studiare, poi se dovevo preparare – che so – l'esame di letteratura inglese su Shakespeare per me era una pacchia, l'adoravo! :)

Farfalla Legger@ grazie, quel pensiero è venuto dal cuore, senza nemmeno che me ne accorgessi!
bob ha detto…
Io invece adoro l'estate, e la sensazione di malinconia mi assale verso la fine di questa, quando le giornate si accorciano e l'afa lascia spazio alla tiepida brezza. Si', adoro persino l'afa. Sono cresciuto in un quartiere popolare, vacanze ne ho viste poche cosi' come i ragazzini del mio quartiere, quindi le nostre estati erano impegnatissime ed intensissime, fra partite di pallone sull'asfalto, gare di bici e tornei di nascondino con l'oscurita'. Il mio umore migliorava decisamente gia' verso gli inizi di maggio, alla sola prospettiva di poter passare due mesi e mezzo a fare le attivita' che ho appena elencato. Quella sensazione di felicita' mi e' sempre rimasta dentro con l'approcciarsi della stagione calda.
Miky ha detto…
Ah ma io solo da grande ho iniziato a soffrire il caldo, anch'io ho bei ricordi di quando bazzicavamo in giro io mio fratello e gli amici... Poi c'è stato un periodo, quando lui era più grande e non uscivamo più insieme, in cui i momenti di noia faticavo a gestirli... Però è vero, un po' di estati alla "libri di Stephen King" senza però il risvolto horror le ho trascorse anch'io.

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