Passa ai contenuti principali

La ripresa, un passo alla volta

Ho ricominciato, un pochino, anzi dovrei dire un pochinino, a lavorare. Mi è stato chiesto se riuscivo a riprendere e con l'aiuto dei parenti sembra essere, entro certi limiti, possibile. Anche se sto ancora allattando al seno a richiesta. Faccio venire qui qualcuno e lavoro. Poi quando Daffy ha fame faccio pausa. Per ora funziona.
Ricominciare a leggere un libro, non mi sembra vero. Ricominciare a leggere un libro per lavoro, mi sembra il paradiso. E riprendere a leggere mi ha fatto venire voglia di riprendere a scrivere. Piano piano Dafne conquista un po' di autonomia, e io pian piano riprendo le redini della mia vita. Pensavo avrei sentito delle specie di vertigini, invece ho solo sentito una specie di peso che si leva dalle spalle, un rilassamento muscolare, un sospiro. Come se fino adesso non avessi fatto altro che trattenere il respiro, in attesa. In attesa di cosa, come, quando. E ora piano piano si sta ridefinendo il tutto, e ricomincio a respirare. 
Sono di nuovo a tutto tondo, o ci sto ritornando, quanto meno. E la parte bella è che poi, in un momento come questo, con la nonna che torna a casa mentre mia figlia sta ancora dormendo, io mi prendo questo mio piccolo spazio, però in punta di piedi vado a controllarla, e lei è ancora lì come l'ho lasciata, a pancia in giù, la testa girata verso destra, la bocca mezza aperta, il respiro impercettibile (ma c'è, ho controllato bene!), e il cuore mi si gonfia di tutto il gonfiabile. Perché è la mia piccola meraviglia e ancora non me ne capacito.
Domani saranno passati 4 mesi da quella notte «mistica». Non ricordo il dolore, come dicono tutte, ma c'è un punto in fondo allo stomaco in cui in qualche modo il ricordo di quel dolore è ancora ben vivo. Per me è stato intenso, fortissimo. Per fortuna è durato un numero di ore ragionevole (tipo 6 o 7). Ma non me l'aspettavo.
Sono stati 4 mesi faticosi. C'è stato un momento in cui credevo che avrei mollato. Che mi sarebbe venuto un esaurimento nervoso se avessi continuato ad allattare. E invece, sono ancora qui, con solo il mio latte a far crescere la mia bimba. Se me l'avessero detto 3 mesi fa non ci avrei creduto. Oppure sì, ma avrei pensato che sarei stata triste. E invece no.
A un certo punto, di colpo, tutto ha cominciato ad andare meglio. Adesso dormo quasi una notte intera, quasi. E posso ricominciare a lavorare. Credevo sarebbe stato semplicemente impossibile. E invece. E invece mi fa anche bene. Il mio cervello si è riattivato, tanto che mi sono venuti in mente anche dei possibili progetti, che chissà, forse un giorno potrei anche provare davvero a realizzare. Basta stare sospesa nella nuvoletta della maternità. All'inizio non la riuscivo a riconoscere quella nuvoletta, non vedevo la sua morbidezza ma solo che era umida e mi annebbiava la vista, e io non mi ci riconoscevo tanto bene, poi c'è stato un momento in cui mi ci sono adagiata e che bene stavo, ma adesso peccherei davvero di pigrizia se non tentassi di scendere e tornare con i piedi per terra. Un passo alla volta. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Tenere il punto

Sparisco. Divento sempre più piccola e poi sparisco. «e io mi sento, io mi sento, io mi sento vagamente ridicolo» (va letta cantando) Mi sento piccola e ridicola e scompaio. Un buco nero, come nella canzone de i cani. Non posso contare più tutte le volte in cui è successo, perché ho permesso agli altri di farmi sentire così. Scontata. Inutile. Piccola. Non conto le volte in cui solo poi mi sono resa conto che ti mettono una mano sulla testa per schiacciarti giù in modo da sentirsi più grandi. Bravi, un applauso. Non conto certo nemmeno gli errori che ho fatto io, ma mai per rimpicciolire nessuno. Per insicurezza, senza dubbio. Per bisogno di attenzioni, sicuramente. Niente di edificante, certo, ma mai intenzionata a distruggere un altro per sentirmi migliore. E invece c'è chi lo fa, chi gioca, manipola, ti fa credere cose che non sono, ti tratta come se non importasse per sentirsi importanti, finché poi non importi davvero più. Bravi, un applauso anche a voi. Sono sparita e diventa...

Progettare è metà dell'opera (e della ricompensa emotiva)

Stavo iniziando a scrivere un resoconto di quel che è stato, ma poi mi son detta: "Perché?". E così ho corretto un po' il tiro, perché è l'orizzonte che vedo da lontano a interessarmi adesso. Le giornate di recente sono state tutte parecchio belle, abbiamo festeggiato il compleanno della piccola, domenica (già 2!) e ho preso in mano un nuovo lavoro che mi dà soddisfazione, anche se è faticoso, quindi mi sento piuttosto appagata. Sono state anche giornate intense, sia per organizzare compleanno-regali-torta sia perché ci siamo buttati a capofitto nell'organizzazione delle vacanze, visto che abbiamo la sfiga di dovercele fare sempre ad agosto e si sa che i costi sono esagerati, e noi siamo un po' esigenti (non siamo davvero esigenti, ma vogliamo fondamentalmente 2 cose: andare in un posto in cui non siamo mai stati e accontentare i gusti di tutti, per quanto possibile. Ah già, anche non dilapidare il conto in banca, e visto che siamo in quattro a muover...

It's beginning to look a lot like etc. etc.

Quasi fuori tempo massimo, ma sono state settimane matte, e anche se ho finito di lavorare prima del solito, anche mia figlia ha finito scuola prima del solito e sono stata impegnatissima ad andare a pattinare sul ghiaccio con lei (sentendomi molto Holden Caulfield) e a fare insieme a lei binge watching di Stranger Things. E quindi, con questa veloce intro che fra l'altro sto scrivendo dal telefono, mi appresto a ripubblicare, com'è ormai tradizione, la simpatica e nervosetta storia di un Babbo Natale molto grumpy e probabilmente stressato quanto lo siamo noi arrivati a questo punto. Con l'augurio di riuscire a essere comprensivi col prossimo, perché non sappiamo quanti pacchetti deve ancora fare e quanto scotch gli è rimasto. BUON NATALE 🎅🏼  «Per Babbo Natale non era il giorno giusto. L’idea di farsi tre o quattro volte il giro del pianeta, gridando “ho ho” a Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donner, Blitzen e Rudolf e scarrozzare per il cielo lasciandosi die...