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Sempre di domenica

Nonostante tutti i pensieri, le preoccupazioni o anche soltanto la stanchezza, la cosa importante è riuscire a non portare tutto questo bagaglio a casa. Non che non si debba parlare di lavoro, ma mi pare naturale che lo sfogo vada relegato a quei dieci minuti di condivisione della giornata, e poi basta. Per fortuna è possibile e si fa. Perché la sera, quando non puoi risolvere problemi che tanto vale rimandare al mattino dopo, allora cerchi di relegare nell'angolino della mente tutte le cose che possono minacciare la tranquillità. Nervosismo compreso. E per fortuna che esistono queste pause. E che esistono i fine settimana.
Io spesso durante il fine settimana mi ritrovo a dover lavorare per qualche scadenza urgente, e il mio moroso spesso si ritrova a non riuscire a staccare il pensiero dai problemi che deve risolvere il lunedì. Ma ci sforziamo sempre di lasciare tutto alle spalle e riprendere i fili più tardi, facendo attenzione a non arrabbiarci per niente solo perché siamo nervosi o stanchi e comunque di certo non per colpa delle persone che ci stanno davanti.

Nel fine settimana non mi interessa fare i letti o avere la casa in ordine né il prato curato: mi interessa che ci rilassiamo e che tutti si sentano rilassati, che si possa dormire, giocare e stare in giro.

Questo fine settimana è stato bello. Ci siamo riposati, ci siamo divertiti. Abbiamo fatto un giro in bicicletta, e mi sono sentita una ragazzina (be', in fondo lo sono ancora, no???) a stare seduta sul portapacchi, Ale al manubrio e il cane al guinzaglio che ci correva accanto.
Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro in un paese a mezz'ora da qui, dove ci sono anche i resti romani, che hanno emozionato il bimbo (e che io non ho potuto vedere da giù perché il cane non poteva entrare, purtroppo); c'era una festa in piazza, abbiamo comprato sei piantine grasse nella speranza che non ci muoiano e fotografato gli ombrelli colorati appesi (un'idea copiata da un posto in Portogallo, ma comunque un'idea bella). Ci siamo goduti il sole e mangiato un gelato, che sono le cose che meglio di altre ti regalano la felicità. Vero? Non si può mangiare un gelato senza sentirsi di nuovo come da piccoli, quando tutto era un regalo. Non si può leccare un cono senza sorridere.

Commenti

MyP ha detto…
Bisogna sempre ritagliarsi degli spazi. il lavoro ci consuma e per chi come voi due non riesce mai a staccare è ancora peggio.
Io non sono così ma ChePalle! sì e allora il venerdì sera, dopo il lavoro, ci siamo ritagliati "il momento decompressione" in cui ci sediamo sul divano prima di cena con una birra in mano e ci rilassiamo raccontandoci le novità.
E' una roba semplicissima, ma farlo mi fa stare bene. Ci fa stare bene.
Dovreste trovare anche voi il vostro momento di decompressione. :-)
Miky ha detto…
Sono d'accordo, dovremmo trovarlo anche noi un rituale del genere, fatto apposta per quello. :)
Daniele Dorelli ha detto…
La penso come te...
Ciao Miky.

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