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Rimandare non fa bene

Procrastinare, procrastinare, procrastinare.
Come si diventa dei perfetti procrastinatori? Non lo so, ma certo è che faccio ampiamente parte della categoria: soprattutto se so di avere tempo per fare qualcosa, non sono in grado di farla subito e togliermela dalle scatole. Così tergiverso, mi distraggo, passo ad altro e lascio per ultimo. E anche quando il tempo si è ridotto drasticamente, continuo a rimandare e tergiversare... (non lo faccio mica sempre, non sono così patologica, però mi capita, ecco).
Mi viene in mente il racconto di Edgar Allan Poe, "Il capriccio del perverso". Ecco cos'è:

«Ci troviamo sull'orlo di un precipizio, ci sporgiamo sull'abisso: la vista ci si annebbia, abbiamo il capogiro; il nostro primo impulso è di ritrarci dal pericolo, ma inspiegabilmente restiamo. A poco a poco il nostro stordimento, il nostro orrore si fondono in una nube di sensazioni indefinibili; per gradi, sempre più impercettibilmente, questa nube acquista forma, come il vapore uscente dalla bottiglia e dal quale prese corpo il genio delle Mille e una notte. Ma la nostra nube, laggiù, sull'orlo del precipizio, sale e assume palpabilità e una corposità infinitamente più terribile di quella di qualsiasi genio o démone favoloso, eppure non è che un pensiero, anche se pauroso e tale da farci agghiacciare sino alle midolla con la forza fascinatrice e tremenda del suo orrore. È semplicemente l'idea di quelle che sarebbero le nostre sensazioni durante l'impeto precipitoso di una caduta da tanta altezza; e questa caduta - questo travolgente annichilimento - per il motivo stesso ch'esso comporta la più orribile, la più ripugnante di tutte le orribili e ripugnanti immagini di morte e di sofferenza che ci si sono presentate all'immaginazione, proprio per questa ragione stessa ora la desideriamo tanto ardentemente».

Ovviamente al posto di "precipizio" sostituiamo con "scadenza di una consegna", "ritrarci dal pericolo" con "approfittare del tempo precedente alla suddetta scadenza" e "morte" con "sgridata, rottura di scatole, lavorare fino a notte fonda, saltare l'aperitivo l'unico giorno libero della settimana ecc...".
Però ho reso l'idea.
Grazie, Edgar Allan Poe, anche per le tinte fosche con cui hai non-colorato la mia adolescenza :)
Sarà che avevo bisogno di una pausa e di un po' di riposo, ma oggi è il tipico esempio di giornata in cui procrastinare sembra la parola d'ordine. Però, guarda caso, quando si avvicina la sera finisco per trovare le energie per fare tutto quello che avrei voluto fare prima... e anche di più. Possibile che ci metta tutta la giornata prima di carburare veramente? Forse soffro di uno strano tipo di jet-lag...

Commenti

Skitch ha detto…
Non e' un jet lag... io iniziavo a studiare alle 6 di sera quand'ero all'universita', e finivo alle 4 di notte... e adesso che lavoro in ufficio, se la pausa pranzo inizia alle 13.00, io inizio a lavorare seriamente alle 12.00, dalle 9 alle 12 faccio un decimo di quello che dovrei...
Secondo me e' una vera e propria patologia...

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