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Visualizzazione dei post da 2025

It's beginning to look a lot like etc. etc.

Quasi fuori tempo massimo, ma sono state settimane matte, e anche se ho finito di lavorare prima del solito, anche mia figlia ha finito scuola prima del solito e sono stata impegnatissima ad andare a pattinare sul ghiaccio con lei (sentendomi molto Holden Caulfield) e a fare insieme a lei binge watching di Stranger Things. E quindi, con questa veloce intro che fra l'altro sto scrivendo dal telefono, mi appresto a ripubblicare, com'è ormai tradizione, la simpatica e nervosetta storia di un Babbo Natale molto grumpy e probabilmente stressato quanto lo siamo noi arrivati a questo punto. Con l'augurio di riuscire a essere comprensivi col prossimo, perché non sappiamo quanti pacchetti deve ancora fare e quanto scotch gli è rimasto. BUON NATALE 🎅🏼  «Per Babbo Natale non era il giorno giusto. L’idea di farsi tre o quattro volte il giro del pianeta, gridando “ho ho” a Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donner, Blitzen e Rudolf e scarrozzare per il cielo lasciandosi die...

Il senno di poi ma anche di prima

Ho corso con gli Zen Circus nelle cuffie e ho ripensato a un vecchio lettore mp3 usato che mi era stato regalato un bel po' di anni fa, che aveva anche delle canzoni loro, e Occhi bassi che era la mia preferita dei Tre allegri e adesso la cantiamo con il coro. E ho pensato che alcune cose restano le stesse dentro di noi anche dopo aver fatto moltissimi giri intorno al sole, e certi ricordi acquistano quel colore tipico della nostalgia che li rende dolci e migliori di quanto non fossero. Ho pensato che saranno passati più di quindici anni e anche se so benissimo tutte le cose che ci sono dentro quell'arco di tempo – le cose, le persone, le esperienze – qualcosa è riuscito ad attraversarli quasi indenne, come un filo lunghissimo che per qualche motivo è riuscito a infilare tutte le perline. Un giorno hai tre anni e il giorno dopo venti, non sai bene che farai della tua vita e sei anche un po' uno stronzo arrogante. Un giorno hai vent'anni e quello dopo ne hai il doppio e ...

Davvero non so

È passata un'estate e quasi un autunno intero e io non ho scritto nulla. Ogni tanto è capitato che venissi qui con l'intento di dire qualcosa, ma le dita si muovevano incerte e irrigidite e niente sembrava prendere senso in questa pagina bianca. Ma non ho pensato (sì, l'ho fatto invece) ora basta, è il momento di dire addio a questa parentesi lunghissima e ormai, diciamolo, anacronistica che è questo blog. Però fra poco arriva Natale e la storia di Babbo è sempre divertente, e un po' mi dispiacerebbe rompere la tradizione... Quindi al momento non chiudo tutto, per quanto poco senso possa avere. Oggi piove moltissimo, e io ho dormito male perché sono inquieta. E probabilmente sono qui anche per questo, per placare l'inquietudine. Anche se poi con la luce del giorno quasi ogni paura ha una superficie ridotta e più controllabile, non sparisce comunque del tutto. Se riesco a circoscriverla ancora un po' mi sentirò meglio. Ci sono dei momenti in cui ho voglia di fugg...

Tenere il punto

Sparisco. Divento sempre più piccola e poi sparisco. «e io mi sento, io mi sento, io mi sento vagamente ridicolo» (va letta cantando) Mi sento piccola e ridicola e scompaio. Un buco nero, come nella canzone de i cani. Non posso contare più tutte le volte in cui è successo, perché ho permesso agli altri di farmi sentire così. Scontata. Inutile. Piccola. Non conto le volte in cui solo poi mi sono resa conto che ti mettono una mano sulla testa per schiacciarti giù in modo da sentirsi più grandi. Bravi, un applauso. Non conto certo nemmeno gli errori che ho fatto io, ma mai per rimpicciolire nessuno. Per insicurezza, senza dubbio. Per bisogno di attenzioni, sicuramente. Niente di edificante, certo, ma mai intenzionata a distruggere un altro per sentirmi migliore. E invece c'è chi lo fa, chi gioca, manipola, ti fa credere cose che non sono, ti tratta come se non importasse per sentirsi importanti, finché poi non importi davvero più. Bravi, un applauso anche a voi. Sono sparita e diventa...

Prime volte

Sono una grande fan delle prime volte, d'altra parte, chi non lo è. Sono irripetibili, anche se sono cose che poi ripeti, poche o tante volte, ma le prime restano indelebili, nel bene e nel male. Non sempre sono belle, il che depone a favore delle seconde, terze ed ennesime, a volte però sono straordinarie. Per fortuna che sono accadute, anche se peccato che non possano riaccadere allo stesso modo. Non ho mai sofferto di grandi nostalgie, ma si sa, l'età a volte fa questi scherzi. E comunque si cambia e anche questo ha una sua bellezza. Anche l'esperienza ha la sua parte di meraviglia. Non so perché si demonizzi sempre il trascorrere del tempo, ci si affanni nella corsa a cercare di andare all'indietro, continuare a sembrare giovani – sembrare chi non si è. Non ho voglia di sembrare chi non sono, una lotta che in qualche modo ho portato avanti da sempre. Non mi trucco per non nascondermi, non significa che non mi prendo cura di me. Non ho le sopracciglia dipinte e non m...

Sgretolarsi e (forse) ricomporsi

Provo a tenermi insieme, ma più spesso di quanto vorrei sento di sgretolarmi. Provo a tenere insieme tutte le parti di me che conosco, quelle che conosco meno, quelle che cerco di coltivare e provo a tagliare le parti che vorrei abbandonare, i famosi rami secchi, eppure ancora non c'è un tutt'uno. A volte mi pare che la risposta sia lì, a portata di mano. E forse lo è e solo io remo contro, mentre allungo il braccio. Ma tutta intera non mi ci sono mai sentita, nemmeno quando leggevo Caproni e credevo di capire tutto (ma avevo quindici anni e di sicuro non capivo niente). Provo a tenermi insieme e a capire a chi devo credere, di cosa fidarmi, chi temere. Percepisco un errore nel sistema e non so se tentare ancora di ripararlo o uscire a godermi il bel tempo. Dovrei propendere per la seconda, ma si sa, sono testarda. Oltre a cercare di tenere insieme me, cerco di tenere insieme anche tutto ciò che c'è fuori. Impresa titanica a dir poco che dovrei proprio lasciar perdere, ma a...

Recinti

C'era questa convinzione, diffusa a partire dagli anni Novanta, che la storia più corta mai scritta l'avesse inventata Ernest Hemingway a seguito di una scommessa. Solo sei parole: For sale: baby shoes, never worn. (Vendesi: scarpette da neonato, mai usate.) Non è di Hemingway, ma è un esempio perfetto, forse il più estremo di quella che viene definita flash fiction. Poche parole tratteggiano una situazione ma tutto sta nel non detto: perché è lì che l'immaginazione vola e compone un quadro. Per quanto simili, i quadri di ogni lettore saranno comunque differenti. Quindi sei parole, infinite possibili storie. Il potere dei silenzi, il potere del non detto (che è diverso dal silenzio), il potere delle assenze, delle mancate presenze. Ieri era la festa del papà, l'altro ieri l'anniversario della morte del mio, di papà, e ho pensato proprio a questo, alle assenze. Perché in tutta la mia vita, la presenza di mio padre è stata soprattutto interruzione dell'assenza, qu...

Bolle di felicità

Sono come bolle di sapone i luoghi di felicità che mi cerco o mi creo per consolarmi quando fuori il nero avanza. È una bolla di felicità la serata di prove al coro. Ma è una bolla di felicità anche la chat di telegram con le amiche. Una bolla di felicità è un pranzo fuori con mio marito deciso all'ultimo momento, il tempo con mia figlia strette sul divano o a giocare, e poi un film, le pagine di un libro, scrivere la frase giusta. È una bolla di felicità la canzone che ti strappa via il cuore e quella che te lo rimette a posto. Le mie bolle di felicità mi danzano davanti agli occhi, trasparenti con lievi riflessi colorati che cambiano mentre loro volano e vorticano. Hanno il profumo del sapone, sanno di pulito, non c'è alcuna sfumatura di nero in una bolla di sapone, non c'è niente che non sia leggerezza. Vorrei riuscire a non avvicinarmi troppo per non farle volare via lontano, dove non le posso più raggiungere. Vorrei riuscire a non farle scoppiare mai, ma si sa, è nella...

that's life

Circondata dai libri, ecco il mio posto preferito dove nascondermi. Dentro le pagine, dentro le parole. Anche dei libri che leggo per lavoro, quelli che leggo per piacere, con entusiasmo o svogliatamente, sulla carta, al computer o sul Kindle. È lì che mi nascondo, e suppongo non dovrei, ma è lì che finalmente respiro quando la vita sembra sul punto di volermi togliere il fiato, di lasciarmi ad annaspare mentre tento di capire. A volte capisco di più, a volte no, ma resta che nei libri è tutto più lineare, ci sono comunque parole concrete che esprimono cose precise, dalle linee più o meno contorte, magari, ma definite, visibili. Di tutto il resto, invece, di quello che non è fatto di parole, capisco molto poco o così mi sembra, ed è per questo che a volte vengo qui a tentare di tradurlo. Tradurre la vita in parole per renderla meno spaventosa. Quando arrivai in Austria la prima volta, una domenica con tutto chiuso, l'inverno ancora nel pieno seppur fosse fine febbraio, senza un all...

Una me perduta

L'anno è iniziato ormai da un po' e sto cercando di capire che direzione voglio dargli. Perché è stato un periodo un po' caotico, nella mia testa. Ho approfittato delle vacanze per andare a correre tanto e per leggere tanto, e devo dire che ne sono stata felice. Vorrei continuare con entrambe le cose, almeno per il tempo che mi è concesso al di là del lavoro, e credo di aver bisogno di fare qualcos'altro per sentirmi meglio. Nei momenti difficili, quando il loop di pensieri negativi porta pericolosamente verso i confini del dirupo, il modo migliore per voltargli le spalle è impegnarmi in qualcosa di concreto che mi faccia sentire meglio. Un'esperienza che mi migliori, una cosa nuova mai fatta prima, insomma, qualcosa di questo tipo. Già riprendere abitudini buone un po' abbandonate ha aiutato. È come un bisogno di sentirmi più completa, più arricchita. Ieri sono andata a correre, ho fatto 7 km in mezzo a una nebbia abbastanza bassa. Avevo la sensazione che stess...