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Fantasie

Quando ero alle superiori, parlando genericamente di libri, la prof di tedesco disse: "Quando nella vita avete un problema, se leggete un fumetto o guardate un film dell'orrore non risolvete il problema, se leggete un libro (inteso come letteratura classica, 'alta') magari risolvete il vostro problema". Io, che all'epoca ero un'accanita lettrice di Stephen King ero tutto fuorché d'accordo con questa affermazione. A parte essere spocchiosa, l'ho trovata così priva di fantasia, quadrata, e totalmente contraria all'idea che ho io di "letteratura".
Intanto non vedo cos'abbiano i fumetti in meno dei libri: come ogni cosa, ci saranno fumetti brutti e fumetti belli, con storie insignificanti o con storie che "lasciano qualcosa". Ci sono libri che sono libri per formato, ma contengono storie davvero insignificanti, insulse nel peggior senso del termine. Ma magari anche quelli, a qualcuno, potrebbero lasciare qualcosa. Chi lo sa.
Ma quello che volevo dire, in realtà, è un'altra cosa: spesso vado al cinema, o leggo libri e sono tutti tratti da storie vere. Che va benissimo, ma sempre meno ci si rivolge alla fantasia. O comunque, anche se la storia è inventata, rimane sempre verosimile e radicata nella realtà. A volte mi manca un Italo Calvino vivente che astragga, che parli per metafore, che stuzzichi la fantasia del lettore usando la sua, che inventi mondi nuovi e inesistenti che però sanno spiegare, descrivere o porre gli stessi dubbi che pone il mondo reale, quello dove viviamo. Non che non debba esserci la letteratura più radicata nella realtà, non che un resoconto storico non lo apprezzi, anzi, ma sembra mancare sempre più l'opposto, anche l'assurdo, il surreale, quello che forse è stato chiamato postmoderno.
Io non credo che un libro debba darmi solo risposte, mi piace che mi lasci anche tante domande, non voglio che sia concluso, come un baule pieno di lucchetti, lo apri, prima un lucchetto alla volta, poi ne tiri fuori ogni cosa, che viene catalogata e infine, terminato l'inventario, richiudi il baule e non c'è più niente da dire. Non solo, non serve nemmeno rimettere i lucchetti, perché tanto il baule non lo riapri lo stesso. Con alcuni libri accade così. Io amo invece quelle storie che sono come sarebbe un diario, di quelli che puoi leggere dall'inizio alla fine ma anche prendere partendo da una pagina a caso e andare avanti, poi magari tornare indietro, lasciare a metà, riprendere dopo anni. Come se non fosse mai finito. Ovvio che l'esercizio è più difficile (quello di scrittura soprattutto), ma così è più stimolante.
Non so se non serva più, ma con la fantasia i bambini imparano e giocano, perché non gli adulti? Anzi, quanto presto gliela togliamo, ai bambini, la possibilità di esprimersi con la fantasia? Per colpa delle cose che dobbiamo fare di corsa, del poco tempo, dei troppi vicini di casa...

Abbiamo tanto tempo per starcene in questa scatola chiusa che è la realtà, che per motivi di sopravvivenza spesso non ci permette di goderci una giornata piena di sole, perché non dovremmo con l'arte - i film, i libri, i quadri, le foto, le storie - astrarci, andare oltre, giocare con le immagini, le parole, almeno nel tempo libero inventare un mondo che non esiste, come fanno i bambini, dove giocare e magari, essere noi stessi più che mai?

Quando ho iniziato a studiare lingue, una delle cose che ho imparato è che quando muore l'ultima persona che sa parlare un dialetto, con quella muore un mondo. Nel senso che ogni lingua porta con sé un mondo, una prospettiva, un modo di vedere le cose. Si nota quando pensi che in una lingua hai solo una parola per un concetto, mentre magari in un'altra ne esistono tre, con lievi sfumature. Se una lingua è capace di creare un mondo, pensate che potere possono avere le parole, il modo in cui le usiamo e le accostiamo, quello che possiamo fare e inventare e modellare con questi caratteri, con la tastiera del pc, con la penna. Milioni di combinazioni che possono dare vita a una cosa che poco prima non esisteva e che cambia al solo mutare di chi la legge.


Commenti

MyP ha detto…
Allora io invidio tantissimo chi ha come dote la fantasia ma per assurdo non amo i film di fantasia. Preferisco quelli, come dici tu, molto verosimili.
Però devo dire che la tua prof era proprio una persona "vecchia" nel pensiero.
Io credo che un insegnante debba motivare i ragazzi alla lettura, a prescindere da cosa leggano.
Io sono una lettrice accanita. Leggo 35 libri l'anno che son tantissimi, ma probabilmente non ne avrei letto neanche uno se da piccola non mi fossi letteralmente innamorata di Paperino e i suoi nipotini. :-)
Miky ha detto…
be', anche a me piacciono i film verosimili, anche perché fare film di fantasia e di qualità non è di sicuro molto semplice...
però, per esempio, Big Fish è un film che adoro! :)
anche io le prime letture che ho divorato erano i viaggi di Paperino e Qui Quo Qua che insieme a zio Paperone volavano alla ricerca di tesori in isole sperdute... erano le mie storie preferite!!
bob ha detto…
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
bob ha detto…
Mi aggiungo al club di quelli che si sono innamorati della letteratura partendo da Topolino (anche se io ho avuto la fortuna di attingere anche ai fumetti anni '60 e '70 di mio padre). Post molto bello e valido. E mi ci son riconosciuto nell'ultima parte dove dici che diverse lingue hanno sfumature di significato diverse, concetti diversi, un diverso approccio alla logica linguistica. Ultimamente mi sono rimesso a leggere Stephen King e in lingua originale, ancora una volta, ha un sapore diverso.
(C'era un refuso nel commento precedente allora l'ho riscritto)

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