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Assenze

Mia nonna, quella che non c'è più, era solita chiamare mia madre (sua figlia) un giorno sì e un giorno no più o meno alle 12.50. Nei giorni no, era mia madre a chiamarla, all'incirca alla stessa ora anche se con più margine. Quando alle 12.50 (che potevano essere e 49 o e 55, non è che spaccasse il minuto) il telefono a casa squillava, sapevamo che era lei. Non erano telefonate lunghe, erano l'equivalente di un nostro messaggio sul cellulare per sapere che fosse tutto a posto.
Per un bel pezzo, dopo che sono andata via di casa, posare lo sguardo sull'orologio e vedere che erano le 12.50 significava sapere che più o meno a quell'ora lei stava chiamando mia mamma. Dopo che è morta (quattro giorni prima del mio matrimonio) mia mamma mi ha detto che era dall'estetista e ha guardato l'ora e la prima cosa che ha pensato è stata "adesso mi chiama e non mi trova a casa".

Un giorno, pochi mesi dopo che è morto mio papà, mia mamma ha avuto un problema in casa e ha chiamato il nostro ex vicino, che è idraulico. Siamo stati vicini di casa per vent'anni, eravamo amici di famiglia. Ha sistemato quel che doveva sistemare ma ha detto che c'era una cosa che si poteva fare per evitare che succedesse di nuovo e fa: "Stavo per dire ‘quando Giuliano [mio papà] torna a casa gli fai fare quel lavoro’”. Mio papà ha sempre lavorato fuori, è sempre stato più lontano da casa che a casa, ma questa volta no, non sarebbe tornato a risolvere le piccole beghe domestiche.

Quando il dolore di un'assenza è fresco, ma anche quando credi che si sia ormai sedimentato e che sia diventato parte di te, ma è ancora comunque troppo presto, ci sono quelle abitudini che all'improvviso te lo rendono di nuovo enorme. Ci vuole un bel po' di tempo perché il senso di perdita si trasformi in qualcosa di diverso, in una malinconia più dolce e meno straziante, quando puoi ripensare alla felicità di aver vissuto e non alla tristezza di aver perso.
Ed è meglio, perché altrimenti come si fa ad andare avanti, ma anche comunque un po' triste, come se si rischiasse di dimenticare.

Malinconia
Etimologia dal greco: mèlanos nero e cholè bile. La bile nera in medicina era uno dei quattro umori fondamentali della teoria degli umori di Ippocrate.
La malinconia non è una tristezza qualsiasi: come scriveva Victor Hugo, “la malinconia è la felicità d'essere tristi”, una tristezza dal sorriso mesto, vereconda e senza strepiti, densa di riflessioni ben capaci di arricchire - quasi pioggia fertile che si alterni al sole della gioia.
Testo originale pubblicato su: https://unaparolaalgiorno.it/significato/malinconia

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