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Un po' di libri

Durante l'estate ho letto molto, e sto riuscendo a leggere molto in generale, direi complice il fatto che mia figlia è diventata grande. È inutile girarci intorno, questo è il punto: ora che è molto più autonoma mi sto riprendendo il tempo per me. Nonostante ogni tanto le foto di lei piccola siano un colpo al cuore, so che è giusto non indulgere nella nostalgia di ciò che non è più e non può più essere ed è meglio semplicemente accogliere i cambiamenti e farsi trovare pronti. Perché so bene che andando avanti potrebbe non essere tutto semplice.
E quindi sì, sono contenta di riavere tempo per me, ricordo bene la fatica di quando era neonata e pensavo "non vedo l'ora sia abbastanza grande per". Per camminare da sola, andare in bagno da sola, fare le cose da sola. Ormai ci siamo in quasi tutto e nessuno rimane bambino per sempre.

Tornando alle letture estive, oltre a leggere cose nuove ho voluto rileggere (cosa che non faccio quasi mai) un libro letto più di vent'anni fa di J.G. Ballard, Il mondo sommerso. Quando lo lessi a poco più di vent'anni ne rimasi affascinata. Ricordo che all'epoca lo presi in prestito in biblioteca, era un periodo in cui ero avida dei consigli dei professori dell'università, o dei libri citati nei testi che studiavo. A questo – non ricordo assolutamente per quali vie traverse – ero arrivata grazie al prof o al libro di Storia delle religioni.
Il mondo sommerso è una distopia (scritta nel 1962) ambientata in un futuro non troppo lontano, in cui a causa del riscaldamento globale causato da una serie di tempeste solari ormai gran parte del mondo è diventato una enorme laguna. Il riscaldamento ha causato lo scioglimento dei ghiacci, e le terre fino a tutto il Nordeuropa sono quasi completamente sott'acqua. Solo in prossimità delle calotte polari il clima, che ora è subtropicale, consente di sopravvivere. La popolazione mondiale si è drasticamente ridotta e in una sorta di evoluzione al contrario riemergono creature simili a quelle del Triassico. Le iguane giganti, prede e potenziali predatrici, restano per me un'immagine insieme inquietante e simpatica.
Anche gli esseri umani sembrano pronti per questa specie di evoluzione al contrario: con il caldo eccessivo hanno rallentato le loro funzioni vitali e iniziano a vivere diversi momenti della giornata in uno stato di semicoscienza, con attività oniriche inquietanti. Ma mentre Kerans, lo scienziato che è il personaggio principale della storia, si lascia scivolare verso questa trasformazione che sente inevitabile, un altro personaggio, opposto allo scienziato, sta invece cercando di dragare queste immense lagune per recuperare i simboli della civiltà umana che fu: opere d'arte e tutto ciò che è stato costruito dall'uomo. Ma prosciugare le lagune mette tutti di fronte all'unica verità: la civiltà là sotto vive solo come ricordo, quel che ne rimane non è altro che una serie di strade e edifici putridi, marciti sotto l'azione dell'acqua.

Leggere questo libro nell'estate più calda di sempre ha avuto un effetto a tratti inquietante. Da un lato sapevo benissimo cosa stavo rileggendo, perché ricordavo abbastanza bene la storia, dall'altro l'ho letta con occhi nuovi e decisamente più consapevoli. E preoccupati.
Come dicevo, a J.G. Ballard ero arrivata negli anni dell'università, partendo da Un gioco da bambini, mentre Il mondo sommerso mi era capitato per caso quel giorno in biblioteca in cui lessi "Ballard" sulla costa del libro e mi dissi, sì, leggiamone un altro. Poi avevo proseguito con Il condominio e Super-Cannes, scoprendo nel frattempo che L'impero del sole (Steven Spielberg), mio film preferito da ragazzina (con un giovanissimo nonché già bravissimo Christian Bale), è tratto da un suo libro parzialmente autobiografico, e pure Crash (David Cronenberg) è tratto da un suo romanzo.
Dopo averlo mollato per anni, rileggerlo mi ha fatto venire voglia di scoprirne altri, perciò so già che infilerò un Ballard di tanto in tanto fra le mie letture.

Ma non solo cose inquietanti! Durante l'estate ho letto La mia famiglia e altri animali, che è stato piuttosto divertente, e il mio primo Arto Paasilinna, con Un uomo felice: in una piccola città finlandese seguiamo l'ascesa di un self-made man tratteggiata con grande ironia. Direi il successo come vendetta personale... L'umorismo nordico di Paasilinna mi ha conquistata!

Poi ho letto un Dürrenmatt che mi ha annoiata a morte, quindi nemmeno lo nomino, mentre La valigia di Dovlatov mi è piaciuto e mi ha fatto ridere.

Ora mi sto cimentando nel libro che stanno leggendo tutti, perché a fronte del fatto che l'hype per un libro mi frena sempre un po', devo dire che questo mi ha talmente incuriosito da farmi decidere di iniziarlo. Sì, sì, sto parlando di Max, Mischa e l'offensiva del Tet, di Johan Harstad. È lunghissimo ma sono quasi a metà perché mi ha subito conquistata. In fondo è come leggere un romanzo americano, e chi ama i grandi romanzi americani sa di cosa parlo. Perché sì, l'autore è norvegese ma negli Stati Uniti ci si è trasferito da molto giovane. Il viaggio, quasi cinematografico, inizia dal narratore che è un regista teatrale e viaggia per gli Stati Uniti con i suoi attori, portando in giro gli spettacoli. E poi seduto su una panchina vede qualcuno correre e ripensa a quanto correva lui, da ragazzo e da lì, proprio dalla corsa, inizia il ricordo della sua vita: la vita a Forus, cittadina della Norvegia, e poi il trasferimento a Long Island. E tutto il resto: la famiglia, gli amici, l'amore... E poi si vedrà.
Questo per dire che "quello che stanno leggendo tutti" non sempre è solo moda. Destreggiarsi fra le recensioni e capire quali sono sincere è sempre più difficile, oltre al fatto che non abbiamo tutti gli stessi gusti. Ma posso dire serenamente che finora non potevo fare scelta più giusta, perché sto davvero amando moltissimo questo viaggio.

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